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martedì 14 giugno 2016

The #dollcultural blog is back!


It took an intriguing mail from ARTSY*** to bring me back to the blog. Plus some changes in my life, now allowing more motives to be here, with a kind of manifesto in 3 points.
1. Doll Cult-ure is interstitial: dolls are found even where you don't expect them
2. Doll Cult-ure is no mainstream (if not occasionally), and this reflects the way I am
3. Doll Cult-ure is transversal - it can say "doll" and mean food, art, fashion, design, travel, sensitive issues, entrepreneurship and joy of living.


Ci voleva un'intrigante mail di ARTSY*** per ricondurmi ancora al blog. Più qualche cambiamento di vita, che ora mi dà più motivi per essere qui, con una sorta di manifesto in 3 punti.
1. Doll Cult-ure è interstiziale: le bambole le trovi anche dove non te le aspetti
2. Doll Cult-ure non è mainstream (tranne in rare occasioni), e questo mi riflette per come sono
3. Doll Cult-ure è trasversale - può dire "bambola" e intendere cibo, arte, moda, design, viaggi, temi scomodi, imprenditorialità e gioia di vivere.


*** ARTSY, whose mission is making all the world’s art accessible to anyone, realized that my dollcultural approach is doing something similar. The excuse to contact me was a post I wrote in 2008 (!!!) on a LEGO artist, Nathan Sawaya. Starting from the link below, if you like, use ARTSY for future reference, you too!
https://www.artsy.net/artist/nathan-sawaya
*** ARTSY, la cui missione è rendere accessibile a chiunque tutta l'arte del mondo, ha notato che il mio approccio dollcultural fa qualcosa di simile. La scusa per contattarmi è stato un mio post del 2008 (!!!) su Nathan Sawaya, un artista che lavora col LEGO. Dal link qui sopra, se vi va, usate ARTSY come un riferimento.

ph: Nude_with_parasol_Martin_Munkácsi_1935_dollcultural; Nathan Sawaya Mannequin; a strange doll I photographed at Italian Doll Convention 2015

lunedì 9 giugno 2014

3 #dollcultural tales

When you create something, you tend to tell a private story to yourself first of all.
Or, I tend to meet people who do so.
I have 2 recent case histories: Veronica Menna aka Strawberryjdolls and Nickis Fabbrocile.
For timeline reasons, I'll prepare two separate posts. This one is about 3 of Veronica's hand made OOAK dolls and the related, brief intimate stories she had the courage to share in writing. The original Italian version will be integrally published, English just summarized.
*
Quando crei qualcosa, tendi a raccontarti una storia privata. A te prima che a tutti.
O almeno, a me capita di conoscere persone che fanno così.
Ho due case-histories recenti: Veronica Menna aka Strawberryjdolls e Nickis Fabbrocile.
Per ragioni cronologiche, preparerò due post separati. Qsto qui è dedicato a 3 delle bambole OOAK realizzate a mano da Veronica e alle loro brevi storie intime che lei stessa ha avuto il coraggio di condividere in forma scritta. L'originale in italiano viene pubblicato integralmente, l'inglese solo riassunto.

The Cage, the Doll and the Key


C’era una volta una bambola di carne e ossa, aveva dei sogni e quei sogni, poco per volta, una briciola per volta, le vennero portati via. La carne si trasformò in porcellana e le ossa in molle d’acciaio: La sua volontà, la sua sessualità e la sua libertà svanirono insieme ai sogni. Rinchiusa in una gabbia di parole, di accademismo e di stereotipi non si accorgeva che poco distante dai suoi piedi, sospesa sotto di lei, c’era la speranza. Ora solo lei può liberarsi, basta che guardi…

One fresh and bones, now porcelain, the doll in a cage of conventions doesn't realize that freedom is just under her feet!

Lussuria



Dondola, dondola, giocosa la bambola,
senza lo sguardo né pudore.
Dell’amplesso solo può godere,
assaggia la vita e fa solo rumore.
Non è ingorda, segue l’istinto.
Succinta, nell'abito rosso passione,
dondola, dondola giocosa la bambola,
senza vergogna né inibizione.

A joyful doll on a swing, tasting life without a gaze, a shyness, an inhibition.

Lo scrigno del gioco

Una bambina un giorno prese una bambola dalla scatola, iniziò a giocare e… "OH! Signorina non le ho ancora offerto il tè!" dicendolo versò alla bambola, in una minuscola tazzina immaginaria, un ottimo tè nero. Tutta contenta guardò la piccola bambola nuda ed esclamò: "OH! Signorina vuole sedersi?" e la bambola si accomodò su una comoda seggiola inesistente. Sospirando profondamente la bambina disse: "Ohh, signorina sa che è proprio bellissima? Anche io un giorno sarò come lei e berrò tè nero seduta su una comoda seggiolina!" Una donna un giorno si ricorderà di quando, da bambina, riusciva a far stare il suo futuro tutto in una scatola.

The mute, prefigurative dialogue of a young girl and a doll drinking fine black tea sitting on a chair. 

giovedì 1 maggio 2014

#areyoufun? I'm jealous


Some of my dolls belong, IMO, to those (just imaginary?) creative, young, urban, sensitive, digital, travelling, eclectic sociable people who love going places and experiencing new products and eating new foods maybe sharing online that all. So when they learnt I didn't bring them with me to #areyoufun party in Milan - Toyota #AYGO première, they were very jealous of me. Even more jealous, discovering for instance, an incredible buffet where drinks looked like gelées or lipgloss (I'd say that Ivana Carmen Mottola of #foodhouse had an amazing serving idea) or seeing my autoironic #selfie at the entrance.

Alcune delle mie bambole appartengono, credo, a quel popolo (solo immaginario?) creativo, giovane, urbano, sensibile, digitale, viaggiatore, eclettico, socievole che ama andare in giro e provare nuovi prodotti e mangiare nuovi cibi condividendo magari il tutto online. Così, quando hanno scoperto che non le ho portate con me al party #areyoufun a Milano per l'anteprima della Toyota #AYGO, sono state molto gelose di me. Ancor più gelose nello scoprire, per esempio, un incredibile buffet dove i drink apparivano sotto l'aspetto di gelées o lucidalabbra (direi che Ivana Carmen Mottola di #foodhouse ha avuto una stupefacente idea per servirli) e nel vedere il mio autoironico #selfie all'ingresso.



sabato 5 aprile 2014

A Neapolitan Limbo

Every time a friend of mine, being in Naples, sends/takes for me a pic of the famous doll hospital, I feel privileged beacuse of such sign of affection. Dolls and limbs and toys waiting in the limbo of that showcase is something moving.


Ogni volta che un amico/a, trovandosi a Napoli, mi manda/scatta apposta per me un'immagine del famoso ospedale delle bambole, mi sento privilegiata per tanto segno di affetto. Vedere bambole e membra e giochi in attesa nel limbo di qlla vetrina è qlcosa di commovente.

Thx Biancalisa!

domenica 5 gennaio 2014

ADOLLrable 2014, maybe

After a long #dollcultural silence, only occasionally interrupted by short posts here and at least nourished by a more interactive activity on facebook and an even more intense real life, a few bits and pieces from the past year, trying to imagine an aDOLLrable 2014, too. I commit myself to other dollcultural explorations in doll-contiguous realms.


An architectural OOAK doll house. This one, by Adjaye Associated, in collaboration with Base Models and the artist Chris Ofili, is the most doll-housish of all. It's part of a charity auction to raise funds for KIDS, an association supporting disabled children and their families. The other projects were, in my opinion, mostly too self-referential to the architect's mood - not attractive, not usable, not made for play. More in this gallery.



The eternal idea of double, Doppelgänger, mini-me, finds now a new name in "selfie". And OK, dolls can be selfies. Some of them are statuettes, some are BJDs, and incredible looalike of their human original. Would you immortalize yourself or a beloved one in a doll? Or are you allergic to fetishes? 


Leaving lookalikeness apart, there is something extremely languid and introspective in certain OOAK dolls, possibly not made for play - or who said it, who knows? This is the case with my articulated resin doll by Veronica Menna aka Strawberryjdolls. When you hold her in your hands, you would say she's made with little, lovely bones.
 *
Dopo un lungo silenzio #dollculturale, solo occasionalmente interrotto da brevi post qui sul blog, e almeno alimentato da un più interattivo movimento su facebook e da una vita reale ancora più intensa, ecco qualche spizzico e boccone dell'anno passato, mentre provo ad immaginarmi un aDOLLrabile 2014. Nel nuovo anno mi propongo altre esplorazioni #dollcultural in regni doll-contigui.


Casa di bambola OOAK d'architetto. Quella all'inizio del post, di by Adjaye Associated, in collaborazione con Base Models e con l'artista Chris Ofili,è la più casa-di-bambolesca di tutte. Fa parte di un'asta benefica per raccogliere fondi a favore di KIDS, associazione che aiuta materialmente dei bambini disabili e le loro famiglie. Gli altri progetti erano, a mio parere, perlopiù troppo autoriferiti al mondo dell'architetto - non attraenti, non usabili, non fatti per giocare. Cmq, ecco molto altro in questa gallery.


L’eterna idea di doppio, sosia, mini-me, trova ora un nuovo nome in "selfie". E vabbè, le bambole possono essere dei selfie. Alcune però sono statuette, altre delle BJD -  incredibilmente somiglianti agli originali umani. Vorreste eternare voi stessi o una persona amata in una bambola? O siete allergici ai feticci?



Lasciando la parte la somiglianza, c’è qlcosa di estremamente languido e introspettivo in certe bambole OOAK, magari neanche create per il gioco – o chi l’ha detto, chissà? –. Vale per la mia bambolina articolata in resina di Veronica Menna. A tenerla in mano, si direbbe fatta di piccoli, amabili ossicini. 

thx * Grazie Moviematica, Carlo Porrini, Veronica Menna and many others


giovedì 27 giugno 2013

Contemporary melancholy


Who' is she? A melancholic and nameless figurine (recalling contemporary Chinese artworks) spotted by my business partner and NOT doll collector Emanuele, who has nevertheless the tenderness to report interesting dollcultural finds even when not solicited. I'm grateful for this.
*
E qsta chi è? Una figurina malinconica e senza nome (che ricorda lavori di arte cinese contemporanea) beccata dal mio socio e NON doll dollector Emanuele, che ha nondimeno ka tenerezza di segnalare interessanti ritrovamenti dollculturali anche senza bisogno di sollecitarli. Di qto sono grata.

lunedì 6 maggio 2013

WPP 2013 with dollcultural eyes



I don’t miss World Press Photo’s touring exhibition when it appears in Milan at Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10. Due to the nature of the contest – photojournalism -, images are news, conveying impactful shocking punching awesome relevance. War and blood and violence are predominant. But unexpected dollcultural moments can be seen even there. Every year I visit WPP with doll-seeking eyes and here is what I reported from 2013 edition.

By Majid Saeedi, a Barbie in crocheted gown.
Life in War
13 April 2010
Kandahar, Afghanistan
Workers learn how to embroider and make clothes for dolls, at a workshop in Kandahar run by an NGO that aims to help local women empower themselves.

By Ilona Szwarc, an American Girl doll in a girl’s arms.
Kayla
19 February 2012
Boston, Massachusetts, USA
Kayla stands with her American Girl doll, in front of a portrait of her ancestors at home in Boston.
The dolls come in a range of different ‘characters’, with varying skin tones and hairstyles, that customers can choose from.

By Ali Kufti, a doll-headed monkey.
Mimin
05 December 2012
Solo, Indonesia
A long-tailed macaque, wearing patchwork clothing and a doll’s head, performs in Solo, Central Java. The monkeys are generally purchased at an animal market and trained to carry out such activities as walking on stilts, riding bicycles, or simply begging… A monkey can bring in around €4 a day.


Non mi perdo la mostra itinerante del World Press Photo quando appare a Milano alla Galleria Carla Sozzani di Corso Como 10. Data la natura del contest – fotogiornalismo - le immagini sono notizie, portatrici di una rilevanza di grande impatto scioccante forte terrificante. Guerra e sangue e violenza sono predominanti. Eppure, persino lì, si possono vedere inaspettati squarci dollculturali. Ogni anno visito il WPP anche con occhi che cercano bambole e qui c’è quanto segnalo dell’edizione 2013.

Di Majid Saeedi, una Barbie in abito all’uncinetto.
Life in War
13 Aprile 2010
Kandahar, Afghanistan
Alcune operaie imparano a ricamare e a confezionare abiti per bambola a Kandahar durante un laboratorio tenuto da una ONG che mira ad aiutare le donne locali a migliorare le proprie capacità.

Di Ilona Szwarc, una bambola American Girl doll in braccio a una ragazza.
Kayla
19 Febbraio 2012
Boston, Massachusetts, USA
Kayla in piedi con la sua bambola American Girl, di fronte al ritratto dei suoi antenati in casa a Boston. Le bambole vengono vendute in una gamma di ‘personaggi’, con una varietà di carnagioni e acconciature tra cui i clienti possono scegliere.

 

Di Ali Kufti, una scimmietta dalla testa di bambola.
Mimin
5 Dicembre 2012
Solo, Indonesia
Un macaco a coda lunga, in abiti patchwork e testa di bambola, si esibisce a Solo, nel centro di Giava. Le scimmie sono in genere acquistate al mercato degli animali e addestrate ad attività come camminare sui trampoli, andare in bici, o semplicemente chiedere l’elemosina… Una scimmietta può far guadagnare circa 4 euro al giorno.
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