Visualizzazione post con etichetta pop toy. Mostra tutti i post
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mercoledì 7 dicembre 2011

Weredolls and other rencontres


Merry-go-round faces, weredolls and wererabbits, celebrities in the dark, confusing landscapes. These are Carlo Golia’s photos, which I discovered at step 09. What do they have to do with dolls? They are an extremization, a gigantic doll-parody. If you take and make a glittered Barbie bigger and older, you’ll obtain someone who’s perfect for a Luna Park. It you take the tender toy-rabbit and cut off his right ear, you’ll obtain kinda lysergic monster. If you subtract a dazed Elvis figurine the smoothness of the vinyl, he’ll be kinda lifeless shell singing at night. A deformed and parallele hyperreality is in ambush for us in these images. Let’s be careful next time we play.



Facce da giostra, dolls e conigli mannari, celebrities al buio, paesaggi spaesanti. Queste sono le foto di Carlo Golia, che ho scoperto a step09. Cosa c’entrano con le dolls? Ne sono un’estremizzazione, una caricatura gigante. Perché se gigantizzi e invecchi una Barbie glitterata è perfetta per un Luna Park. Se al tenero toy-coniglietto rifili l’orecchio destro, diventa un mostro lisergico. Se ad una figurina di Elvis imbambolato togli il liscio-morbido del vinile, diventa un guscio senz’anima che canta nella notte. Un’iperrealtà deforme e parallela è in agguato in queste immagini. Stiamo attenti la prossima volta che giochiamo.

Catalog courtesy Galleria Toselli

martedì 28 giugno 2011

Go with frengo


Among the many intentions of posting left behind in this too busy period there is one about frengo dolls, or maybe creatures or better toys, discovered at MI-Japan event last May. They are kinda textile OOAK, individually made, and not exactly dolls, although each one has a name and a peculiar look. Alessandra Paglialonga, who is the person behind it all, art designer in her professional life, seems to suggest that frengo items are states of mind to play with. I don’t even know if the imperative is “Collect them all!” but I don’t think so, because it’s more likely that each one choose a favourite frengo to keep - all colorful, or total black instead.


Tra le tante intenzioni di post lasciate indietro in questo periodo troppo pieno, ce n’è una sulle bambole frengo - o forse creature o meglio toys – che ho scoperto all’evento MI-Japan lo scorso maggio. Sono una specie di OOAK tessile, e non esattamente delle bambole, sebbene ciascuna abbia un nome e un look particolare. Alessandra Paglialonga, che è la persona dietro a tutto ciò, art designer nella vita professionale, sembra suggerire che qsti frengo sono degli stati d’animo con cui giocare. Non so nemmeno se l’imperativo sia “”Collezionali tutti!” ma non credo, perché è molto più probabile che ciascuno scelga il frengo preferito come cosa da tenere/cui tenere – in versione molto colorata o al contrario, total black.

sabato 17 aprile 2010

Recycled best friends


A toy, a dog: possibly a child’s best friends. UK based artist Robert Bradford recycles discarded plastic toys bits and pieces, combs and buttons, brushes, clothes pegs - and of course doll and figurine parts – transforming them into colorful pets, fake weapons and fantastic figures all of them promoted to the noble rank of new, desirable and ironical plastic-on-wood sculptures. Conclusion: never throw that odd Barbie arm away, as it has a potential.
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Un giocattolo, un cane: possibilmente, i migliori amici di un bambino. Robert Bradford, artista che vive in UK, ricicla pezzi e resti scartati di giocattolini di plastica, pettini e bottoni, spazzolini e mollette per la biancheria – e naturalmente, pezzi di bambole e figurine – e li trasforma in animali domestici colorati, finte armi e figure fantastiche tutti promossi al nobile rango di nuove, desiderabili, ironiche sculture di plastica su legno. Conclusione: mai gettare quel braccio spaiato di Barbie, che ha un potenziale.

Thx, Moviematica

sabato 28 febbraio 2009

All about toys


The careful onlooker won’t miss how this merry dollicle image mix promoting an art exhibition here in Milan is all about… toys.
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All’attento osservatore non sfuggirà come quest’allegro mix dolloso di immagini per promuovere una mostra milanese d’arte sia tutto… giocattoli.

domenica 21 dicembre 2008

Don’t call her a doll

Eva, the first Fornarina doll. She’s not a doll. She’s a pop toy, a whimsical gadget. Too much a statuette for doll collectors. Non-poseable, non changeable, intended to appeal to fashion victims of La Fornarina brand, will che conquer them? I spotted her showcased 2 eve…nings ago. She’s a sort of aggressive angel, looking like a dissolute Barbie. I like the concept of Eva… the first doll. All in all interesting, but I wouldn’t call her a doll.
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Eva, the first Fornarina doll. Non è una bambola. È un pop toy, un gadget capriccioso. Troppo statuetta per piacere ai doll collectors. Non posabile, coi vestiti scolpiti addosso, fatta per ammiccare alle fashion victims del marchio La Fornarina, riuscirà nella loro conquista? L’ho vista in vetrina 2 sere fa. È una specie di angelo aggressivo, con un’aria da Barbie viziosa. Mi piace il concetto di Eva… la prima bambola. Interessante, ma non la direi una bambola.
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