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sabato 22 marzo 2014

Gaialight & Mila - symbiotic with a mannequin




On this blog I've already shared my reflections on some particular cohabitions of  people and dolls - it was about erotic dolls or so (just search within the blog with the keyword real doll, sex doll or dummy). Gaialight and Mila's is a different case. While the first is a visual artist sensitive to the infinite reproducibility of experiences, the latter is a sort of giant doll - actually, she's a beautiful, vintage life size fashion dummy - travelling the world together. Mila becomes a kinda second observer by Gaia's side, and mirrors transformations. Please read the artist's statement below:

THE MILA PROJECT

Mila is a life-size mannequin found and purchased on the Internet, almost two years ago. She has been living with me ever since, offering the opportunity to portray her on a daily basis, building a relationship with her light-driven moods and the always-mesmerizing expressivity of her inanimate-ness. The focus of this ongoing, serial documentary project is to symbolically and symbiotically catch glimpses of Humanity itself, yet furtive glimpses through the dialogue of our reciprocal regard – or, to detect in the inanimate the animate, and to find presence beyond mere appearance. As mirror, and as simulation, Mila’s darker moods (as those of mannequins in store windows all over the world) reflect our own sometimes catatonic condition. Her more festive moments, in turn, are peculiar characterizations of other times and other places, an elsewhere effected primarily through her playful (girlish) choice of hairstyle, makeup, and attire, while her return gaze is utterly beyond reproach and somehow mocks all attempts to document and/or fathom these moods.



Su qsto blog ho già condiviso mie riflessioni su alcune particolari coabitazioni di persone e bambole – si trattava di bambole erotiche o giù di lì (basta cercare all’interno del blog con le parole-chiave “real doll”, “sex doll” o anche “dummy”). Ma qllo di Gaialight and Mila è un caso diverso. Mentre la prima è un’artista visuale sensibile all’infinita riproducibilità delle esperienze, l’altra è una specie di bambolona gigante – un bellissimo manichino vintage da vetrina a grandezza naturale – e girano il mondo insieme. Mila diviene una specie di osservatore in seconda al fianco di Gaia, e rispecchia trasformazioni. Ma leggete la dichiarazione dell’artista qui sotto (NB: mia traduzione) 

THE MILA PROJECT/IL PROGETTO MILA

Mila è un manichino a grandezza naturale trovato e acquistato su  Internet circa due anni fa. Da allora vive con me, dandomi modo di ritrarla ogni giorno, costruendo un rapporto con i suoi umori dettati dalla luce e l’espressività sempre ipnotizzante del suo essere inanimata. Il focus di qsto progetto documentario continuativo e seriale è catturare, simbolicamente e simbioticamente, sguardi dell’Umanità stessa, e ancora sguardi furtivi tramite il dialogo del nostro reciproco guardarci – o scoprire l’animato nell’inanimato e trovare presenza oltre l’apparenza. In quanto specchio, e come simulazione, i momenti più cupi di Mila (come qlli dei manichini nelle vetrine di tutto il mondo)  riflettono la nostra a volte catatonica condizione. A loro volta invece, i momenti più festosi sono caratterizzazioni peculiari di altri tempi e di altri luoghi, un altrove primariamente realizzato per effetto delle sue giocose (infantili) scelte di acconciatura, trucco e abbigliamento, mentre lo sguardo che lei restituisce è totalmente al di là del rimprovero e in qualche modo mima tutti i tentativi di documentare e/o afferrare questi stati d’animo.


venerdì 18 febbraio 2011

A mail order life


Photographer and filmmaker Laurie Simmons is not new to me, due to her artistic research involving dolls, dummies, and similar simulacra. The love doll creative theme is not new to me as well - it’s just very contemporary and very sensitive. Simmons mail ordered a love doll (and this is an euphemism) from Japan and then documented 30 days of their life together – from the very first coming out of the box to becoming friends, getting dressed, taking a bath, sleeping or laying lazily in bed, exploring the house, going out, swimming … What is interesting here is a kind of de-eroticization of the love doll. I mean, she’s not pictured as a sexual object - although her silicon body speaks. All the operation is a giant and gentle euphemism, and I feel it’s captivating.
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La fotografa e cineasta Laurie Simmons non mi è nuova, grazie alla sua ricerca artistica che si serve di bambole, manichini, e simili simulacri. E neanche il tema creativo della bambola erotica mi è nuovo – è semplicemente molto attuale e molto sensibile. La Simmons, dunque, ha ordinato per posta una bambola erotica giapponese (love doll è un eufemismo) e ha quindi documentato 30 giorni di convivenza con lei – da quando è per la prima volta uscita dalla scatola al diventare amiche, vestirsi, fare un bagno, dormire o poltrire nel letto, esplorare la casa, uscire, nuotare… quel che è interessante è che c’è come una specie di de-eroticizzazione della bambola erotica. Voglio dire, non è raffigurata come un oggetto sessuale – benché parli per lei il suo corpo di silicone. Tutta l’operazione è un gigantesco e gentile eufemismo, che trovo catturante.

Other posts on the love doll theme, see January 1st and also January 2nd, 2011

Thx Ross!

domenica 2 gennaio 2011

Other still lovers - La poupée automate


La poupée automate, i.e. the automaton doll, and we don’t know yet if it’s a sex doll – incredibly acted by an actress as a double – is starring in one of the most moving episodes of Federico Fellini’s Casanova. The now old Seducer dances with her, then wants to know how she is done, and inevitably possesses her in a powerful crescendo of solitude. Hence, are these dolls, as eternal still lovers, the last defeat for lonely people, are they an ultimate resource, or rather an useful dreadful illusion?
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La poupée automate, ovvero la bambola meccanica, che ancora non sappiamo se sia una bambola erotica o no – incredibilmente animata da un’attrice come controfigura – è la protagonista di uno degli episodi più toccanti del Casanova di Fellini. L’ormai invecchiato Seduttore danza con lei e poi vuole sapere come è fatta e inevitabilmente la possiede, in un crescendo potente di solitudine. Da qui il pensiero se qste bambole, eterne mute amanti, siano per gente sola la definitiva sconfitta, l’ultima risorsa, o piuttosto un’utile raggelante illusione?

Casanova : Donald Sutherland
La poupée automate: Adele Angela Lojodice

View the scene * la scena, da vedere

sabato 1 gennaio 2011

Still Lovers


What do you see at first sight? What I did see, I’ll tell you later. Elena Dorfman, author of these images depicting the intimate and domestic lives of men and women who live with life-sized silicone sex dolls, saw remarkable beauty in such an under-examined subject. “Just by keeping the line of inquiry open” - these are the artist’s words - “I have been able to make images that raise questions.” Yes, questions. Like where is the aberrant in living with (and feeding, fitting, dressing etc…) a Real Doll – since it’s declaredly a sex doll, a still lover. Like what is intimacy, something shared in a couple or something unilateral, hidden, silent, then shown off to an audience thru the photographer. Or like where is the difference between a sex doll and an anatomically correct doll, is it a behavioural-dimensional one? What actually impressed me at first sight, as a punctum in R. Barthes’ meaning, was the dolls’ “flesh”, with flaws and dents and welding lines, so similar to scars on human skin. So fragile.


Cosa vedete a prima vista? Cos’ho visto io, ve lo dico dopo. Elena Dorfman, autrice di qste immagini sulla vita intima e domestica di uomini e donne che vivono con bambole erotiche di silicone a grandezza naturale, ha saputo vedere una notevole bellezza in un soggetto così poco trattato. “Semplicemente lasciando aperta la linea dell’indagine” – sono parole dell’artista – “sono riuscita a realizzare immagini che pongono delle questioni.” Questioni, sì. Tipo dov’è l’aberrazione nel vivere (e nutrire, acconciare, vestire, etc) una Real Doll – che è dichiaratamente una bambola per fare sesso, una muta amante. O tipo che cos’è l’intimità, qualcosa di condiviso in una coppia o piuttosto qualcosa di unilaterale, nascosto, silenzioso, poi però dato in pasto ad un pubblico per mezzo del fotografo. O tipo dov’è la differenza tra una sex doll e una bambola anatomicamente corretta, è una differenza di comportamento e scala dimensionale? In realtà ciò che ha più impressionato me a prima vista, come un punctum in senso barthesiano, è stata la “carne” delle bambole, con difetti e taglietti e linee di saldatura, così simili a cicatrici su pelle umana. Così fragile.


Punctum: an additional, not necessarily intentional element in a photo that is emotionally moving YOU. * Punctum: un elemento che in una foto sia supplementare, non necessariamente intenzionale, ma capace di toccarti emozionalmente.


Elena Dorfman, STILL LOVERS. Some of them now in Milan, at Triennale.

venerdì 3 settembre 2010

Dollify your ex


Order a OOAK real doll in the perfect likeness of your ex. Be prepared to spend $18,000. Have wonderful sex with her/him. Things that happen… this time in Italy, as reported by the local edition of a major Italian newspaper. Beyond the curiosity of this OOAK order, beyond again the usual words about sexy dolls (the assortment features male, female and transgender models), sex-shops and contemporary sexual behaviour etc etc, I found this very interesting, and yet tragically cynical: the doll dealer defended his business saying the dolls he sells are a true relief for disabled people. True: disabled people have normal needs, sex included, but how many of those people could pay thousands of dollars and afford such a silent, rubbery and perfectly detailed mate?
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Ordina una bambola che somigli perfettamente al/alla tuo/a ex. Sii disponibile a pagarla € 15.000. Facci sesso a meraviglia. Cose che succedono… stavolta in Italia, come riporta l’edizione veneta di uno dei 2 maggiori quotidiani del ns paese. Oltre la curiosità di qsto ordine OOAK, al di là delle solite parole sulle bambole sexy (in assortimento ci sono modelli maschio, femmina, transgender), sui sex-shop e sui costumi sessuali contemporanei, è questo che ho trovato molto interessante, seppure tragicamente cinico: il rivenditore difendeva la propria attività dicendo che le bambole che tratta sono un vero sollievo per le persone disabili. Vero: le persone disabili hanno esigenze normali, sesso incluso, ma quante di queste persone potrebbero pagare migliaia di euro e permettersi un/a compagno/a così - silenzioso, di gomma e perfetto nei dettagli?

thx LR!
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