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mercoledì 9 maggio 2012

My MIA (Milan Image Art Fair) - II



This image by Angela Lo Priore - seen at MIA Fair and presented by Galleria Blanchaert - could steal its title from Patricia Cornwell’s “The body farm”. But it is not a factory where women are manufactured or recycled. Nor it’s a proper dummy or doll factory, despite the seriality of these bodies, faces, hairstyles and despite their anatomically retouched exterior kinda neutralising (or emphasizing? The same applies to many dolls, if you reflect) their sex appeal… This is a sort of onirical loft. And on a closer inspection, you’ll see these are real women. Seemingly identical, actually unique.
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Quest’immagine di Angela Lo Priore – vista a MIA Fair e presentata dalla Galleria Blanchaert – potrebbe rubare il titolo a “La fabbrica dei corpi” di Patricia Cornwell. Senonché, non si tratta di una fabbrica dove le donne vengono assemblate o riciclate. E nemmeno è una vera e propria fabbrica di manichini o di bambole, nonostante la serialità di questi corpi, facce, acconciature e a dispetto della loro anatomia esterna ritoccata a neutralizzare (o a enfatizzare? Lo stesso vale per molte bambole, a pensarci) il loro sex appeal. Qsto è una specie di loft onirico. E guardandole da vicino, vedrete che qste sono donne vere. In apparenza identiche, uniche in realtà.

Angela Lo Priore – Manichini Mannequins opera #2


venerdì 27 maggio 2011

Framed in 1:6 scale

Back to Benedetta Alfieri’s works (s. May 22nd post), and back to the artistic choice of reducing and framing her photos in doll scale – i.e. in 1:6 scale. I asked the artist, and she replied in an informal conversation (Italian only, sorry) it’s a deliberate choice, implying a substantial question we can summarize in: “which are the dimensions of an image? What we recognize as an “absent body” depends on what we see, or on the dimension of what we see?”. IMO, the framed outfit in doll scale is as powerful and evocative as the full scale one. It’s a replacement, an announcement, sthg potential and awaiting or sthg archived as well.
For English speaking readers, the topic is developed in an interesting paper by Ruggero Pierantoni


Torno ai lavori di Benedetta Alfieri (v. post del 22 maggio) e torno alla scelta artistica di ridurre e incorniciare le sue foto in scala bambolare – cioè in scala 1:6. Ho chiesto all’artista, e lei mi ha risposto in una conversazione informale (che pubblico qui con il suo consenso) che sì, è una scelta deliberata e implica una questione fondamentale evidenziata qui sotto. Per me, il piccolo vestito incorniciato in scala bambolare è tanto potente ed evocativo quanto qllo in scala naturale. È come un rimpiazzo, un annuncio, qualcosa di potenziale e in attesa o qualcosa di archiviato. Tanto quanto qllo vero.

“le dimensioni dei formati sono deliberate scelte di linguaggio artistico e non dettate dal caso.
La ricerca fotografica sul corpo - o sull'assenza del corpo - che ha visto esposta a MIA fair, lavora da una parte sulla dimensione 1:1 e sul fatto che la fotografia sia una traccia del reale, suggerendo così corrispondenza e ambiguità tra l'oggetto e l'immagine dell'oggetto; dall'altra parte, lavora su un' altra dimensione riproponendo un modello "noto", quello della Barbie, giocando su senso di straniamento percettivo. Il progetto fotografico pone infatti, tra le altre, un'interessante questione: quali sono le dimensioni di un'immagine? ciò che riconosciamo come "corpo assente" dipende da ciò che vediamo o dalla dimensione di ciò che vediamo? l'oggetto fotografato rimane abito quando ha le stesse dimensioni di un corpo umano? o è corpo assente? e quando la dimensione è ridotta è ancora umano quel corpo, seppur assente, o inevitabilmente ricorriamo ad un altro senso che non è forse più solo visivo?


Sulle questioni qui accennate le segnalo un interessante testo critico di un noto studioso di percezione”


ph: Benedetta Alfieri’s works exhibited in Bergamo VS Me ‘n my dolls OOAK outfit

domenica 22 maggio 2011

Textile bodies


Last Sat at MIA fair, under a true visual bombing, I’ve been struck with a series of photos by Benedetta Alfieri: single clothing pieces in a white non-space. Like memory pop-ups or desolate dresses, these unmanned images featured two formats: the larger one to reproduce an impressive 1:1 scale; the smaller one, to recall an even more impressive approx 1:6 scale. Now, 1:6 is the most common doll scale, the idol scale since ancient times. Was it done purposely? I’ll ask the artist. As a matter of fact, where the larger pics evoked an elsewhere someone through a textile body, the smaller ones were to me kinda MIB (= mint-in-box) doll outfits waiting for unknown dreams to be revived or fulfilled.


Sabato scorso al MIA, sotto ad un vero bombardamento visuale, sono stata colpita da una serie di foto di Benedetta Alfieri: singoli elementi di vestiario in un non-spazio bianco. Come pop-up della memoria o abiti disabitati, queste immagini senza persone erano in due formati: il grande a riprodurre un’impressionante scala 1:1; il piccolo a ricordare un’ancora più impressionante scala 1:6. Ora, va detto, 1:6 è la più comune scala dimensionale delle bambole, la scala degli idoli fin dai tempi antichi. L’ha fatto apposta? Chiederò all’artista. Sta di fatto che laddove le immagini più grandi evocavano con un corpo tessile qualcuno che era altrove, quelle più piccole invece sono state per me come degli abitini di bambola MIB (= mint-in-box), in attesa di sogni ignoti da ravvivare o realizzare.



Interior pic from Galleria Manzoni, Bergamo facebook fan page

giovedì 16 dicembre 2010

Shall we doll-dance?


A doll is never tired. Same thing, a robot. Combining the Asian paradigm of a dollyish, smooth beauty and a number of robotic performances on steel legs, Japan's Advanced Industrial Science and Technology created a beautiful dolliful robotiful robotdolldancer prototype named HRP-4C. Just don’t call her “Dancing Doll” if you don’t want to offend Barbie’s vintage outfit bearing the same name. Ages ago, it came with a mini record-player and fake vinyl records.


Una bambola non è mai stanca. Idem un robot. Combinando il paradigma asiatico di una bellezza bambolare e levigata con un buon numero di robotiche performance su gambe d’acciaio, la giapponese Japan's Advanced Industrial Science and Technology ha creato un bellissimo dollissimo robotissimo prototipo bambol-danzante chiamato HRP-4C. Basta non chiamarlo “Dancing Doll” per non offendere l’omonimo vestito vintage di Barbie, venduto col suo mini-giradischi e finti dischi di vinile.


Ph: Yoshikazu Tsuno/AFP/Getty Images

martedì 17 novembre 2009

Think 1:6, live 1:1









I happen to meet a lot of doll collectors, and consequently I get to know many sentimental, professional, artistic facets of their passion. There is a 1:6 world interlaced to the corresponding 1:1 reality. I’ll share with you a conversation with Patrizio Cipriano from Rome, who talks about his fashion creations for dolls using life size marketing concepts AND want to invite you to learn more about Noemi Israel’s private Barbie collection exhibited in Trieste with the additional feature of a lecture she delivered in her multiple role of writer, playwright and Barbie collector.

Patrizio Cipriano’s fashions, see below (Italian only)
Noemi Israel’s exhibition and lecture (Italian only)
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Che lo voglia o no, incontro un sacco di doll collectors e di conseguenza vengo a conoscere molte facce sentimentali, professionali, artistiche della loro passione. C’è un mondo in scala 1:6 intrecciato alla realtà in scala 1:1. Voglio condividere qui una conversazione con Patrizio Cipriano di Roma, che parla delle sue creazioni per bambole usando il linguaggio di marketing dei prodotti in scala umana E ACCANTO voglio invitarvi a scoprire Noemi Israel, che a Trieste ha messo in vetrina la sua collezione di Barbie e ha tenuto una conferenza nel suo ruolo multiplo di scrittrice, drammaturga e collezionista di Barbie.

Patrizio Cipriano, v. sotto
Mostra e conferenza di Noemi Israel, cliccare i link

D: raccontati in max 100 parole
P: Mi chiamo Patrizio Cipriano, sin da quando ero bambino ho sempre avuto la passione per la moda e la sua immagine comunicativa, dopo essermi diplomato come stilista ho intrapreso questa carriera. Dal 2002 ho iniziato a collezionare Barbie arrivando poi a frequentare le convention, sino ad iniziare da poco tempo a creare abiti per fashion dolls; il mio primo debutto Rimini 2008.
D: perché crei vestitini e cosa/quale bambola ti ispira maggiormente
P:
Vestitini perché mi diverte poter presentare delle collezioni moda “in miniatura” prosegue sempre il mio campo su scala ridotta, ma in maniera più “light”, più divertente, perché è rivolto per un sogno di bambola!
Mi entusiasma vedere collezionisti che apprezzano i miei abitini, facendoli indossare alla propria Doll preferita! Sono adattabili per diverse fashion dolls su un’altezza di 30 cm circa. (Barbie, Fashion Royalty, Dynamite, ecc...) La bambola che mi ispira maggiormente è Barbie ed il suo sorriso.
D: interessante, li produci in pochissimi esemplari. Vuoi dirci perché?
P:
Mi piace poter dare una certa esclusività su certi abitini, un numero limite, per poter offrire ai collezionisti dei modellini un po’ più di “nicchia”. Per la fiera di Rimini 2009 ho presentato anche il mio primo “Pezzo Unico” dal nome “Dark Rose”, ogni abito ha un nome. Tutti gli abitini dal prototipo per esposizione alle ricopie per la vendita e le loro confezioni sono tutti “interamente” fatti da me, diventa anche una questione di tempo limitato a disposizione.
D: interessante 2 - curi molto l'allestimento del banco. E' un elemento distintivo, istintivo (o entrambi)?
P:
Lo considero come un “dovere” verso i collezionisti che vengono a visitare le fiere, perché il giorno della fiera delle Fashion Dolls è un giorno di sogno, ed un banco ben allestito con fantasia aiuta di più a sorridere ed a fare dimenticare il tram tram quotidiano. Oltre a questo, per me è anche un vero piacere creare un allestimento, rende più leggibile e chiaro ciò che si propone.
D: dove sta andando secondo te il collezionismo?
P:
Ad un fenomeno sempre di più “personalizzazione” delle proprie bambole, a volte secondo me cercando di riversare un po’ eccessivamente la vita reale su di loro. E questo è un po’ un errore perché le bambole devono farci sorridere e sognare, facendoci allontanare da certi stress quotidiani per alcuni momenti. Bisogna viverle in maniera più divertente.
D: quale bambola suggerisci di tenere d'occhio!
P:
Non mi sento di dare suggerimenti in merito perché ogni collezionista ha dei propri gusti personali, riferendosi alle diverse tipologie di bambola, l’unica cosa cui mi sento di suggerire è quanto detto prima, cioè di vivere la propria collezione di bambole in modo più light, divertendosi molto con loro!

giovedì 13 agosto 2009

A subtle complicity

These images from Vanity Fair’s last week issue show how presenting human scale fashion through doll photos has become part of our visual categories. Yes, mixing human 1:1 scale and doll photoshopped articulations is something familiar to us. But, I was reflecting, this makes a very interesting point: a) that it happens frequently b) that magazine readers are in subtle complicity with it, and c) that it is not being considered a childish thing to do on a magazine with an adult readership…

Queste immagini da Vanity Fair della scorsa settimana mostrano come presentare la moda femminile tramite foto di bambole sia diventato parte delle nostre categorie visuali. Sì, mixare scala umana 1:1 e bambole con le articolazioni photoshoppate ci appare familiare. Ma riflettevo che sta appunto in qsto il fatto interessante: a) che accade spesso, b) che i lettori ne sono sottilmente complici e che c) non la si considera una bambinata in un giornale fruito da adulti…
(thx, T!)

lunedì 1 giugno 2009

That hat on a doll

I enjoy these temporary architectures! What if it was shrinked to doll dimensions?
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Mi piacciono qste architetture temporanee! E se fosse ristretta a dimensioni bambola?

from NY Fashion week

mercoledì 22 aprile 2009

6 x a vinyl Barbie, or 1:6 a human Barbie?

One of most spectacular events in the event at “Bambole a Roma” was a real blonde Ponytail Barbie walking among the people – finally, a very resembling one. Doll Collectors’ Club Italia president, Antonio Russo, had this idea and asked the creative duo Artist Creations to sew a human scale version of Friday Night Date and Enchanted Evening, 2 famous Barbie outfits. To the astonishment of non-collectors, too!
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Uno dei più spettacolari eventi nell’evento di “Bambole a Roma” è stata una Barbie Ponytail bionda in carne ed ossa che camminava tra la gente – una somigliante, finalmente. Antonio Russo, presidente di Doll Collectors’ Club Italia ha avuto l’idea di prendere una modella, e ha chiesto al duo creativo Artist Creations di cucire una versione in scala umana dei 2 famosi vestitini di Barbie Friday Night Date ed Enchanted Evening. Per lo stupore anche dei non-collezionisti!

another link > http://www.flickr.com/photos/33160140@N03/ by Elisabetta
updated megalink > http://www.flickr.com/groups/1012624@N25/

giovedì 26 marzo 2009

Re-real

Reborn, or never born? These over-real dolls are emotionally misplacing me. A fortiori, because they are typically made in 1:1 scale, and even stuffed to have a real, likely weight. This is a superb example by an Italian creator, Maria Gabriella Poggio, mother of six and with various nieces.
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Rinati, o mai nati? Queste bambole super-reali mi disorientano emotivamente. A maggior ragione, perché è tipico realizzarle in scala 1:1, e addirittura imbottirle per ottenere un peso verosimile. Questo è un superbo esemplare di una creatrice italiana, Maria Gabriella Poggio, che ha (veri) sei figli e vari nipoti.

+ > ilnidodellacicogna.netsons.org
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