Visualizzazione post con etichetta 1:6 scale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 1:6 scale. Mostra tutti i post

mercoledì 30 gennaio 2013

Bubble-bathing dolls


I find this work by Korean artist Kim Joon something just amazing. "Red bubble" is its title, and it's something so dollcultural in proportions (cm 100 x cm100, which means that the bathing body is a 1:6 scaled - fashion doll size par excellence), and so much about the human body in its fullness and functions and fetish-potential. I ignore the artist's very intentions, but that red fluid is not evocative of blood to me - rather, cassis syrup or something similar, possibly delicious.
*
Trovo questo lavoro dell'artista coreano Kim Joon qualcosa di stupefacente. Si intitola "Red bubble", ed è qualcosa di così dollculturale nelle proporzioni (cm 100 x cm100, il che vuol dire che quello della bagnante è un corpo in scala 1:6, misure da fashion doll par excellence) e così tanto riferito al corpo umano nella sua pienezza, funzioni, potenziale feticistico. Ignoro quali fossero al riguardo le vere intenzioni dell'artista, ma il liquido rosso non mi evoca il sangue - piuttosto, uno sciroppo di ribes o qualcosa di simile, possibilmente di delizioso.

thx Carlo Porrini :-)
 

venerdì 27 maggio 2011

Framed in 1:6 scale

Back to Benedetta Alfieri’s works (s. May 22nd post), and back to the artistic choice of reducing and framing her photos in doll scale – i.e. in 1:6 scale. I asked the artist, and she replied in an informal conversation (Italian only, sorry) it’s a deliberate choice, implying a substantial question we can summarize in: “which are the dimensions of an image? What we recognize as an “absent body” depends on what we see, or on the dimension of what we see?”. IMO, the framed outfit in doll scale is as powerful and evocative as the full scale one. It’s a replacement, an announcement, sthg potential and awaiting or sthg archived as well.
For English speaking readers, the topic is developed in an interesting paper by Ruggero Pierantoni


Torno ai lavori di Benedetta Alfieri (v. post del 22 maggio) e torno alla scelta artistica di ridurre e incorniciare le sue foto in scala bambolare – cioè in scala 1:6. Ho chiesto all’artista, e lei mi ha risposto in una conversazione informale (che pubblico qui con il suo consenso) che sì, è una scelta deliberata e implica una questione fondamentale evidenziata qui sotto. Per me, il piccolo vestito incorniciato in scala bambolare è tanto potente ed evocativo quanto qllo in scala naturale. È come un rimpiazzo, un annuncio, qualcosa di potenziale e in attesa o qualcosa di archiviato. Tanto quanto qllo vero.

“le dimensioni dei formati sono deliberate scelte di linguaggio artistico e non dettate dal caso.
La ricerca fotografica sul corpo - o sull'assenza del corpo - che ha visto esposta a MIA fair, lavora da una parte sulla dimensione 1:1 e sul fatto che la fotografia sia una traccia del reale, suggerendo così corrispondenza e ambiguità tra l'oggetto e l'immagine dell'oggetto; dall'altra parte, lavora su un' altra dimensione riproponendo un modello "noto", quello della Barbie, giocando su senso di straniamento percettivo. Il progetto fotografico pone infatti, tra le altre, un'interessante questione: quali sono le dimensioni di un'immagine? ciò che riconosciamo come "corpo assente" dipende da ciò che vediamo o dalla dimensione di ciò che vediamo? l'oggetto fotografato rimane abito quando ha le stesse dimensioni di un corpo umano? o è corpo assente? e quando la dimensione è ridotta è ancora umano quel corpo, seppur assente, o inevitabilmente ricorriamo ad un altro senso che non è forse più solo visivo?


Sulle questioni qui accennate le segnalo un interessante testo critico di un noto studioso di percezione”


ph: Benedetta Alfieri’s works exhibited in Bergamo VS Me ‘n my dolls OOAK outfit

domenica 22 maggio 2011

Textile bodies


Last Sat at MIA fair, under a true visual bombing, I’ve been struck with a series of photos by Benedetta Alfieri: single clothing pieces in a white non-space. Like memory pop-ups or desolate dresses, these unmanned images featured two formats: the larger one to reproduce an impressive 1:1 scale; the smaller one, to recall an even more impressive approx 1:6 scale. Now, 1:6 is the most common doll scale, the idol scale since ancient times. Was it done purposely? I’ll ask the artist. As a matter of fact, where the larger pics evoked an elsewhere someone through a textile body, the smaller ones were to me kinda MIB (= mint-in-box) doll outfits waiting for unknown dreams to be revived or fulfilled.


Sabato scorso al MIA, sotto ad un vero bombardamento visuale, sono stata colpita da una serie di foto di Benedetta Alfieri: singoli elementi di vestiario in un non-spazio bianco. Come pop-up della memoria o abiti disabitati, queste immagini senza persone erano in due formati: il grande a riprodurre un’impressionante scala 1:1; il piccolo a ricordare un’ancora più impressionante scala 1:6. Ora, va detto, 1:6 è la più comune scala dimensionale delle bambole, la scala degli idoli fin dai tempi antichi. L’ha fatto apposta? Chiederò all’artista. Sta di fatto che laddove le immagini più grandi evocavano con un corpo tessile qualcuno che era altrove, quelle più piccole invece sono state per me come degli abitini di bambola MIB (= mint-in-box), in attesa di sogni ignoti da ravvivare o realizzare.



Interior pic from Galleria Manzoni, Bergamo facebook fan page

martedì 1 febbraio 2011

Playing roles


Not many young boys play with dolls, but many men do. Not many doll collectors take (creatively speaking) original pictures, but some do. So this is a good combination beyond genders: a (presumably) doll collector woman taking original pics of men playing with dolls or rather, let’s be picky: pics of male dolls playing with their minidolls.


Non molti maschietti giocano con le bambole, ma invece molti uomini sì. Non molti collezionisti di bambole fanno foto (creativamente parlando) originali, ma qualcuno sì. Così, questa è una buona combinazione al di sopra dei sessi: una (si presume donna) doll collector che realizza foto originali di uomini che giocano con le bambole - anzi, facciamo gli spocchiosi: foto di bambole maschio che giocano con le loro bamboline.

ph: theycallme_Marsha on flickr

lunedì 17 gennaio 2011

Just Justin


Are we sure that a Justin Bieber singing doll is a must-have? I’m not into pop celebs, and I just have an idea of what this guy means in terms of (fleeting, I suppose) web popularity. Someone thought it had to be dollified too - serially dollified, for the pleasure of his fans, taking for granted that they are happy with the doll likeness. Which fans, I wonder: young girls? Naaah. Male adult collectors? Uhm. Maybe the tween segment. But I think this segment would rather play with the real JB. Sincerely, I don’t know, don’t have, must not.
*
Siamo sicuri che una bambola cantante di Justin Bieber sia doveroso averla? Io non m’interesso più di tanto di celebrità pop, ed ho giusto un’idea di che cosa qsto ragazzino significhi in termini di (fugace, suppongo) popolarità sul web. Qualcuno ha però pensato che lo si dovesse bambolizzare, in serie, per il piacere dei fans, dando per scontato che la somiglianza della bambola li soddisfi. Quali fans, mi chiedo: le bambine? mmmh. I collezionisti maschi adulti? mmmh. Forse per le adolescenti. Ma mi sa che qsto segmento preferirebbe giocare con JB in carne ed ossa. Sinceramente, non so, non ho, non sono tenuta ad avere.

THX, Vito :)

giovedì 9 dicembre 2010

Sitting bodies


Found the doll-scaled connection between Panton chair anf Him/Her revisitation by Fabio Novembre. It’s Catia Destro’s entry in the recent contest by Doll Collectors’ Club Italia, METAMORFOSI. From closer: where the original Panton is an essential, flat, curved, curvy and self-standing band and Novembre’s interpretation is all about grafting onto it the flawless and erotic mould of the archetypal male/female perfect bodies, Catia takes a headless, painted, sitting Barbie body and transforms it into a chair. To summarize: nude chair, body-insertion or pure body are three ways of sitting. To satiate the doll collector who already can have a design chair for his dolls thanks to Vitra Design Museum or Catia Destro’s articraft, still I only have to investigate if a possible 1:6 Him/Her prototype has ever been made.




Trovata la connection tra la Panton chair e la versione rivisitata della stessa, ovvero Him/Her di Fabio Novembre: è l‘opera di Catia Destro per il recente contest METAMORFOSI di Doll Collectors’ Club Italia. Più da vicino: laddove la Panton originale è come un’essenziale banda – piatta, curvata, sagomata e autoreggente e mentre l’interpretazione di Novembre è incentrata sull’innesto in essa del calco impeccabile ed erotico dei corpi perfetti maschile/femminile, Catia prende invece un corpo di Barbie acefalo, dipinto e seduto e ne fa una sedia. Riassumendo: una nuda sedia, un’inserzione di corpi, un puro corpo sono tre possibilità di seduta. Per gratificare del tutto il doll collector, che già può avere una sedia di design per la sua Barbie tramite Vitra Design Museum o il manufatto di Catia Destro, rimane solo da investigare se un possibile prototipo in scala 1:6 della Him/Her sia mai stato fatto.

domenica 5 dicembre 2010

The pulpy Bambola


Bambola is a doll - a made in Korea doll with an Italian name, yes the common name meaning “doll”. So a bit a redundant concept, but really a fascinating Barbie-sized doll showing a generous curvy shapely body, with unusual pulpy legs, tiny and very arched feet (this may sound somehow fetishist), a retro, coquettish look and a probably versatile personality. Bambola has a peculiar positioning, far away from too trendy too skinny too fashionista dolls. To kindly defuse such a statuary thing, I'm therefore adding a lab pic from the manufacturer’s flickr.


Bambola è una bambola – made in Korea ma con un nome italiano, sì un nome comune trattato come nome proprio. Così sì, il concetto è un po’ ridondante, ma lei è una fascinosa bambolina di taglia Barbie con un corpo generoso curvaceo e tornito, con insolite gambe polposette, e piedini piccolissimi e molto arcuati (il che suona magari un po’ feticista), un look rétro e un po’ cocotte, una personalità a quanto pare versatile. Bambola si posiziona molto lontano dalle bambole troppo trendy troppo secche troppo fashioniste. Perciò per dissacrare benevolmente una tale cosa statuaria, metto qui una foto di laboratorio dal flickr di chi la fabbrica.

martedì 16 novembre 2010

Suitable scales


S, M, L, or better a downscale to XS, S, M? Sizes don’t count here. These wonderful 50/60s-flavoured images by Shillmans on flickr (pls view his album) capture the multidimensional elegance of vintage dolls, regardless if fake or clones or rétro. No one of these is bigger than 1:6 scale, and yet their composed allure and look can teach something to the contemporary real girls: being polite, being assertive.
*
S, M, L, o meglio magari scalare a XS, S, M? Non contano le taglie, qui. Qste stupende immagini dall’aria anni 50/60 create da Shillmans su flickr (guardate il suo album) colgono l’eleganza multidimensionale delle bambole vintage, senza badare che siano false o cloni o rétro. Nessuna di esse supera la scala 1:6, eppure il loro portamento e il look composto possono insegnare qlcosa alle ragazze reali contemporanee: essere educate, essere assertive.

Concept, styling, ph: Elwood Gibsons aka Shillmans

thx, Susanna!

domenica 1 agosto 2010

Flirting with the myth


This is Chan Park’s hand holding and showing us one of his most recent repaints. It takes a special gift to obtain such a lifelike look and flirting glance in a male doll. The mythical idea of creating something, oh no, someone alive and unique and with an erotic power is involved in this makeover process. I think this theme deserves further study: the myth downscaled to handy dimensions – in other words, God-playing.
*
Qsta qui è la mano di Chan Park che tiene e ci mostra uno dei suoi repaints più recenti. Ci vuole un dono fuori dall’ordinario per ottenere un aspetto così vero e uno sguardo così seducente in una bambola maschile. L’idea mitica di creare qualcosa, oh no, qualcuno di vivo e unico e provvisto di potere erotico è connessa a qsto processo realizzativo. Credo che qsto tema meriti ulteriore studio: il mito ridimensionato ad una scala maneggevole – il giocare alla Creazione.

+ by Chan Park

sabato 29 maggio 2010

Born a woman


Too expressive for being a doll. Too vintage-looking for being really vintage. Too fine for appearing so familiar. Too much American-Girl-like for ignoring “American Girl Barbie” and her sophisticated physionomy (s. example here in the middle of the text). These were my impressions after seeing Seiko Ohmori’s 3D wonderful polymer clay figures and learning they are approx life-size. What if they were fashion dolls? 1:6 scale women with a superior ironical twist. Natural born women.

*
Troppo espressiva per essere una bambola. Troppo con l’aria vintage per essere vintage vera. Troppo fine per sembrare così familiare. Troppo American Girl per ignorare “Barbie American Girl” e la sua sofisticata fisionomia (v. un bellissimo es. qui nel mezzo del testo). Queste le mie impressioni dopo aver visto le magnifiche figure tridimensionali in pasta sintetica di Seiko Ohmori e aver capito che sono praticamente a grandezza naturale. E se fossero invece fashion dolls? Donne in scala 1:6 con un quid di superiore ironia. Donne nate.

+ > Seiko Ohmori website
ph Sidepart American Girl Barbie, Nicolenicole

thx, Moviematica

sabato 22 maggio 2010

Ful(ah) of surprises


Fulah is a made-in-China version of Fulla, the Islamic response to Barbie. I was lucky enough to receive this doll as a gift yesterday. Chubbier than any other 1:6 fashion doll, made in hollow, light vinyl and modestly attired in a golden hemmed black chador, Fulah’s most interesting feature is actually IMHO the relationship between the real doll and her box, which deserves a description with notes. It’s a “Barbie pink” box with a graphic flowered interior. The box front reads the doll’s name fulah, all in small caps and using a nice, modern, Arabic looking font. The box window bears a round hole with a copy suggesting: “TRY ME! I will produce a sound with the light”. This should mean that you touch the doll’s belly (gh!) and she … doesn’t work. OK. In remembering she’s a fashion doll you notice, by the doll’s name, the claim “With Her Indoor Fashion”, where “Indoor” is the keyword. What you buy is in fact the doll in her correct outdoor outfit. Her indoor wardrobe is somehow pictured on the box back, where, to your surprise, you see 6 different outfits on a Barbiesque clone, which has nothing to do with your chubby and childish girl. So you have the impression that your doll will keep wearing her chador.

*
Fulah è una versione made in China di Fulla, la risposta islamica a Barbie. Ho avuto la fortuna di ricevere qsta bambola in regalo proprio ieri. Più cicciottina di qualsiasi altra fashion doll in scala 1:6, realizzata in vinile cavo e leggero e vestita con modestia in un chador nero con orli d’oro, Fulah ha come caratteristica più interessante il rapporto bambola/scatola – tanto da meritare una descrizione con note. Si tratta di una scatola color “Barbie pink” con l’interno grafico a fiori. Sul lato frontale c’è scritto fulah, in caratteri tutti minuscoli con lettere graziose, moderne, dal look arabeggiante. La finestra ha un buco rotondo con un testo che suggerisce: “TRY ME! I will produce a sound with the light”. (NdT “PROVAMI! Farò un suono con la luce”). Vorrebbe dire che bisogna toccare la pancia della bambola (gh!) e lei… non funziona. OK. Nel ricordarti che è una fashion doll, noti accanto al nome della bambola la frase “With Her Indoor Fashion” (NdT “con i suoi abiti da indossare al chiuso/in privato”), dove “Indoor” è la parola-chiave. Ciò che compri, infatti, è la bambola nel suo corretto abito per uscire. Il suo guardaroba privato è per così dire illustrato sul retro della scatola dove, con sorpresa, si scoprono raffigurati 6 differenti completi indossati da un clone Barbie-simile, che non ha niente a che fare con la tua bimba tondetta e infantile. Hai così l’impressione che la tua bambola si terrà il chador.

Thx to A. + A. and his mother

Again on “religiously correct” dolls in this blog * Ancora, sulle bambole “religiosamente corrette” in qsto blog v.: Doll rules VS Doll roles

sabato 8 maggio 2010

Playing with themselves


The original Twiggy is playing with herself as a doll, i.e. Mattel Twiggy, a 1967 doll issued to celebrate the British fashion icon. This is not the first celebrity doll ever, but one of the most loved and best edited vintage pieces of that kind. Many many other portrait dolls existed and will exist, a fortiori thanks to the practice of creating one-of-a-kind dolls. This phenomenon is actually a sort of real popularity index for celebrities and C: “have you got a portrait doll? Ok, you are someone”. But what intrigues me here is something else, and namely the feeling of having a 1:6 personal clone to interact with. The “mini-me” trend is well reported in the fashion doll collectors community and might be even more interesting than the celebrity doll marketing itself, performed by both doll companies and doll artists.
*

La Twiggy originale gioca con se stessa in versione bambola, cioè Twiggy della Mattel, una bambola del 1967 realizzata per celebrare l’icona fashion britannica. Non è qsta la prima celebrity doll in assoluto, ma certo una delle più amate edizioni di vintage dolls del genere. Molte, molte altre bambole-ritratto sono esistite ed esisteranno, tanto più grazie alla pratica di crearne di one-of-a-kind. Anzi, il fenomeno funziona come una sorta di vero indice di popolarità per celebrità & C. “Hai una bambola che ti raffigura? OK, conti qualcosa.” Ma quel che m’intriga qui è qualcos’altro, è cioè la sensazione di avere un clone personale in scala 1:6 con cui interagire. La tendenza delle “mini-me” è ben attestata nella community dei collezionisti di bambole e potrebbe essere perfino più interessante che il marketing stesso delle celebrity doll, espresso sia dalle aziende produttrici di bambole sia dai creativi indipendenti noti come doll artists.

Want a Twiggy vintage doll?

lunedì 5 aprile 2010

Articulatory exercise


The extreme articulation of this BJD doll seems to me a body explosion just frozen a moment before total laceration. A CAD design still floating on the pc screen. A sort of exoskeleton or pre-armour for a galactic battle. A poseability exercise ended in selfreferential contemplation. A fragile non-doll.
*
L’estrema articolazione di questa bambola BJD mi sembra l’esplosione di un corpo congelata un attimo prima della lacerazione totale. Un disegno CAD che ancora fluttua nello schermo del pc. Una specie di esoscheletro o pre-armatura per una battaglia galattica. Un esercizio di posabilità terminato in contemplazione autoreferenziale. Una fragile non-bambola.


The 1/6 scale Safbit (Special Full Action Body Type) is made up from 206 parts and has 80 joints to enable accurate human poses.
*
Il modello in scala 1/6 detto Safbit (Special Full Action Body Type) è fatto di 206 parti e ha 80 giunti per consentire pose umane corrette.


(Thx Pam)

giovedì 1 aprile 2010

Furry dolls or bodily beasts?


Again in the hybridolls topic. Wes Anderson’s Mr. Fox characters are to me more attractive when directly compared with humans: it’s then the moment of the full revelation of their ambition although 1:6 scaled, not when they just play a stop-motion movie role in their all fake world.
*
Di nuovo in vena di ibridi. I personaggi del film di Wes Anderson’s Mr. Fox mi attraggono di più quando sono direttamente paragonati agli umani: è proprio allora che rivelano la loro ambizione al modello umano anche se in scala 1:6, mica quando recitano un ruolo in stop-motion nel loro mondo tutto finto.

(from: IO donna magazine - thx, T!)

sabato 13 marzo 2010

Honni soit qui mal y pense


Hey, what were you day-dreaming? Despite its erotic appeal – or maybe because of it - this picture I’m showing was just about selling the blue gloves that could fit a number of 1:6 male action figures. Found on eBay and IMHO, the seller is well aware of the message such statuesque pose may convey.
*
Ehi, che film vi stavate facendo? Nonostante la sua attrattività erotica – o forse proprio per essa - qsta immagine che sto mostrando voleva solo vendere i guanti azzurri adatti ad un bel po’ di action figures maschili in scala 1:6. Trovata su eBay, e credo proprio che il venditore sia ben consapevole del messaggio che una simile posa statuaria può veicolare.

martedì 17 novembre 2009

Think 1:6, live 1:1









I happen to meet a lot of doll collectors, and consequently I get to know many sentimental, professional, artistic facets of their passion. There is a 1:6 world interlaced to the corresponding 1:1 reality. I’ll share with you a conversation with Patrizio Cipriano from Rome, who talks about his fashion creations for dolls using life size marketing concepts AND want to invite you to learn more about Noemi Israel’s private Barbie collection exhibited in Trieste with the additional feature of a lecture she delivered in her multiple role of writer, playwright and Barbie collector.

Patrizio Cipriano’s fashions, see below (Italian only)
Noemi Israel’s exhibition and lecture (Italian only)
*
Che lo voglia o no, incontro un sacco di doll collectors e di conseguenza vengo a conoscere molte facce sentimentali, professionali, artistiche della loro passione. C’è un mondo in scala 1:6 intrecciato alla realtà in scala 1:1. Voglio condividere qui una conversazione con Patrizio Cipriano di Roma, che parla delle sue creazioni per bambole usando il linguaggio di marketing dei prodotti in scala umana E ACCANTO voglio invitarvi a scoprire Noemi Israel, che a Trieste ha messo in vetrina la sua collezione di Barbie e ha tenuto una conferenza nel suo ruolo multiplo di scrittrice, drammaturga e collezionista di Barbie.

Patrizio Cipriano, v. sotto
Mostra e conferenza di Noemi Israel, cliccare i link

D: raccontati in max 100 parole
P: Mi chiamo Patrizio Cipriano, sin da quando ero bambino ho sempre avuto la passione per la moda e la sua immagine comunicativa, dopo essermi diplomato come stilista ho intrapreso questa carriera. Dal 2002 ho iniziato a collezionare Barbie arrivando poi a frequentare le convention, sino ad iniziare da poco tempo a creare abiti per fashion dolls; il mio primo debutto Rimini 2008.
D: perché crei vestitini e cosa/quale bambola ti ispira maggiormente
P:
Vestitini perché mi diverte poter presentare delle collezioni moda “in miniatura” prosegue sempre il mio campo su scala ridotta, ma in maniera più “light”, più divertente, perché è rivolto per un sogno di bambola!
Mi entusiasma vedere collezionisti che apprezzano i miei abitini, facendoli indossare alla propria Doll preferita! Sono adattabili per diverse fashion dolls su un’altezza di 30 cm circa. (Barbie, Fashion Royalty, Dynamite, ecc...) La bambola che mi ispira maggiormente è Barbie ed il suo sorriso.
D: interessante, li produci in pochissimi esemplari. Vuoi dirci perché?
P:
Mi piace poter dare una certa esclusività su certi abitini, un numero limite, per poter offrire ai collezionisti dei modellini un po’ più di “nicchia”. Per la fiera di Rimini 2009 ho presentato anche il mio primo “Pezzo Unico” dal nome “Dark Rose”, ogni abito ha un nome. Tutti gli abitini dal prototipo per esposizione alle ricopie per la vendita e le loro confezioni sono tutti “interamente” fatti da me, diventa anche una questione di tempo limitato a disposizione.
D: interessante 2 - curi molto l'allestimento del banco. E' un elemento distintivo, istintivo (o entrambi)?
P:
Lo considero come un “dovere” verso i collezionisti che vengono a visitare le fiere, perché il giorno della fiera delle Fashion Dolls è un giorno di sogno, ed un banco ben allestito con fantasia aiuta di più a sorridere ed a fare dimenticare il tram tram quotidiano. Oltre a questo, per me è anche un vero piacere creare un allestimento, rende più leggibile e chiaro ciò che si propone.
D: dove sta andando secondo te il collezionismo?
P:
Ad un fenomeno sempre di più “personalizzazione” delle proprie bambole, a volte secondo me cercando di riversare un po’ eccessivamente la vita reale su di loro. E questo è un po’ un errore perché le bambole devono farci sorridere e sognare, facendoci allontanare da certi stress quotidiani per alcuni momenti. Bisogna viverle in maniera più divertente.
D: quale bambola suggerisci di tenere d'occhio!
P:
Non mi sento di dare suggerimenti in merito perché ogni collezionista ha dei propri gusti personali, riferendosi alle diverse tipologie di bambola, l’unica cosa cui mi sento di suggerire è quanto detto prima, cioè di vivere la propria collezione di bambole in modo più light, divertendosi molto con loro!

lunedì 28 settembre 2009

Sitting on an acrylic landmark



For those design fans out there, “Tour Eiffel” is a design chair by Acrila and (I’m quoting from their website) “made of smart and modern acrylic, for an exclusive decoration”. With irony, yes, and in human scale. However… to doll collectors’ despair or lust, such emblematic piece also comes in Barbie scale version - 1:6 scale! Plus, a collection of stylish classy and ironical doll acrylic chairs in different colors is available. In Milan, at “Can Can Paris à Milan” (with a special eye for DCCI members or friends!)
*
Per chi di voi ama il design, “Tour Eiffel” è una seduta design prodotta da Acrila e (cito dal loro sito) “fatta di acrilico, intelligente e attuale, per un arredo esclusivo”. Con ironia, sì. In scala umana. Si dà però il caso che, per la disperazione o la libidine dei doll collectors, tale pezzo emblematico esista anche in versione Barbie – scala 1:6! Non solo: c’è un'intera serie di sedie acriliche per bambole piene di stile classe ironia e in diversi colori! A Milano, da “Can Can Paris à Milan” (con un occhio di riguardo per i soci DCCI e i loro amici!)

lunedì 1 giugno 2009

That hat on a doll

I enjoy these temporary architectures! What if it was shrinked to doll dimensions?
*
Mi piacciono qste architetture temporanee! E se fosse ristretta a dimensioni bambola?

from NY Fashion week

mercoledì 22 aprile 2009

6 x a vinyl Barbie, or 1:6 a human Barbie?

One of most spectacular events in the event at “Bambole a Roma” was a real blonde Ponytail Barbie walking among the people – finally, a very resembling one. Doll Collectors’ Club Italia president, Antonio Russo, had this idea and asked the creative duo Artist Creations to sew a human scale version of Friday Night Date and Enchanted Evening, 2 famous Barbie outfits. To the astonishment of non-collectors, too!
*
Uno dei più spettacolari eventi nell’evento di “Bambole a Roma” è stata una Barbie Ponytail bionda in carne ed ossa che camminava tra la gente – una somigliante, finalmente. Antonio Russo, presidente di Doll Collectors’ Club Italia ha avuto l’idea di prendere una modella, e ha chiesto al duo creativo Artist Creations di cucire una versione in scala umana dei 2 famosi vestitini di Barbie Friday Night Date ed Enchanted Evening. Per lo stupore anche dei non-collezionisti!

another link > http://www.flickr.com/photos/33160140@N03/ by Elisabetta
updated megalink > http://www.flickr.com/groups/1012624@N25/

domenica 25 gennaio 2009

Obamzai





Obama in 1:6 scale and kombat pose by Japanese toys and action figures maker Gamu Toys. Obama is also accessorized with stars & stripes flag, stool to address informal speeches from, cordless microphone, megaphone, traditional Samurai weapons, a couple of pre-knotted ties, and a set of hands in the assorted rhetoric presidential gestures - pls compare them with the chironomic table from wikipedia.

Obama in scala 1:6 in posa da combattimento secondo Gamu Toys, marchio giapponese di giocattoli e action figures. Obama è inoltre accessoriato di bandiera a stelle e strisce, sgabello da cui pronunciare discorsi informali, microfono cordless, megafono, armi tradizionali da Samurai, 2 cravatte col nodo già fatto e un corredo di mani assortite nei gesti retorici presidenziali – prego, confrontare con la tabella chironomica tratta da wikipedia.

Custom Search