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domenica 7 marzo 2010

Mimosa & mimesis


On this very day, I wish you all took a view of this short movie - Women body, by Lorella Zanardo, an Italian manager who punched our consciences documenting the twisted perception and the aberrant promotion of women bodies in our media. It’s not all. In a day when mimosas are a symbol of emancipation/engagement, I provocatively add this fashion sketch from flickr (designed for a fake woman who mimics a doll?) where the yellow flower decorates an outfit that I’m leaving to yr comments.
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Proprio in qsto giorno, vorrei che tutti guardaste qsto filmato - Il corpo delle donne, di Lorella Zanardo, una manager italiana che ha sferrato un pugno alle ns coscienze documentando la percezione distorta e l’aberrante promozione del corpo femminile nei ns media. Non è tutto. In un giorno in cui la mimosa simboleggia emancipazione/impegno, provocatoriamente aggiungo qsto figurino preso da flickr (disegnato per una donna finta che mima una bambola?), dove il fiore giallo decora un abbigliamento che lascio a voi commentare.

Originally in Italian, the movie is available in English, Portuguese, Spanish, French, Greek - just check the link above.

martedì 17 novembre 2009

Think 1:6, live 1:1









I happen to meet a lot of doll collectors, and consequently I get to know many sentimental, professional, artistic facets of their passion. There is a 1:6 world interlaced to the corresponding 1:1 reality. I’ll share with you a conversation with Patrizio Cipriano from Rome, who talks about his fashion creations for dolls using life size marketing concepts AND want to invite you to learn more about Noemi Israel’s private Barbie collection exhibited in Trieste with the additional feature of a lecture she delivered in her multiple role of writer, playwright and Barbie collector.

Patrizio Cipriano’s fashions, see below (Italian only)
Noemi Israel’s exhibition and lecture (Italian only)
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Che lo voglia o no, incontro un sacco di doll collectors e di conseguenza vengo a conoscere molte facce sentimentali, professionali, artistiche della loro passione. C’è un mondo in scala 1:6 intrecciato alla realtà in scala 1:1. Voglio condividere qui una conversazione con Patrizio Cipriano di Roma, che parla delle sue creazioni per bambole usando il linguaggio di marketing dei prodotti in scala umana E ACCANTO voglio invitarvi a scoprire Noemi Israel, che a Trieste ha messo in vetrina la sua collezione di Barbie e ha tenuto una conferenza nel suo ruolo multiplo di scrittrice, drammaturga e collezionista di Barbie.

Patrizio Cipriano, v. sotto
Mostra e conferenza di Noemi Israel, cliccare i link

D: raccontati in max 100 parole
P: Mi chiamo Patrizio Cipriano, sin da quando ero bambino ho sempre avuto la passione per la moda e la sua immagine comunicativa, dopo essermi diplomato come stilista ho intrapreso questa carriera. Dal 2002 ho iniziato a collezionare Barbie arrivando poi a frequentare le convention, sino ad iniziare da poco tempo a creare abiti per fashion dolls; il mio primo debutto Rimini 2008.
D: perché crei vestitini e cosa/quale bambola ti ispira maggiormente
P:
Vestitini perché mi diverte poter presentare delle collezioni moda “in miniatura” prosegue sempre il mio campo su scala ridotta, ma in maniera più “light”, più divertente, perché è rivolto per un sogno di bambola!
Mi entusiasma vedere collezionisti che apprezzano i miei abitini, facendoli indossare alla propria Doll preferita! Sono adattabili per diverse fashion dolls su un’altezza di 30 cm circa. (Barbie, Fashion Royalty, Dynamite, ecc...) La bambola che mi ispira maggiormente è Barbie ed il suo sorriso.
D: interessante, li produci in pochissimi esemplari. Vuoi dirci perché?
P:
Mi piace poter dare una certa esclusività su certi abitini, un numero limite, per poter offrire ai collezionisti dei modellini un po’ più di “nicchia”. Per la fiera di Rimini 2009 ho presentato anche il mio primo “Pezzo Unico” dal nome “Dark Rose”, ogni abito ha un nome. Tutti gli abitini dal prototipo per esposizione alle ricopie per la vendita e le loro confezioni sono tutti “interamente” fatti da me, diventa anche una questione di tempo limitato a disposizione.
D: interessante 2 - curi molto l'allestimento del banco. E' un elemento distintivo, istintivo (o entrambi)?
P:
Lo considero come un “dovere” verso i collezionisti che vengono a visitare le fiere, perché il giorno della fiera delle Fashion Dolls è un giorno di sogno, ed un banco ben allestito con fantasia aiuta di più a sorridere ed a fare dimenticare il tram tram quotidiano. Oltre a questo, per me è anche un vero piacere creare un allestimento, rende più leggibile e chiaro ciò che si propone.
D: dove sta andando secondo te il collezionismo?
P:
Ad un fenomeno sempre di più “personalizzazione” delle proprie bambole, a volte secondo me cercando di riversare un po’ eccessivamente la vita reale su di loro. E questo è un po’ un errore perché le bambole devono farci sorridere e sognare, facendoci allontanare da certi stress quotidiani per alcuni momenti. Bisogna viverle in maniera più divertente.
D: quale bambola suggerisci di tenere d'occhio!
P:
Non mi sento di dare suggerimenti in merito perché ogni collezionista ha dei propri gusti personali, riferendosi alle diverse tipologie di bambola, l’unica cosa cui mi sento di suggerire è quanto detto prima, cioè di vivere la propria collezione di bambole in modo più light, divertendosi molto con loro!

domenica 15 novembre 2009

Doll transit(ion)s







To the expert’s eye, many allegedly hyperfemale fashion dolls (the fad of the moment) have a real transgender penchant. No names, I’m not talking about them here, just sampling an associative chain. It will start from a self-celebrating Barbie in fashion sketches patchwork gown and continue with the inverse look, i.e. a transgender dancer with a 3D-Barbie decorated dress; then a proudly transgender doll and a sumptuous Patrick Swayze “en travesti” OOAK doll by collector friend Chan Park.
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All’occhio dell’esperto, molte delle presunte fashion doll iperfemminili (che vanno tantissimo al momento) hanno un autentico penchant transgender. Non le nomino, né parlo di loro qui, ma piuttosto sciorino una catena associativa di immagini. Inizia da una Barbie auto-celebrante in abito patchwork a figurini per continuare con il look inverso, cioè una ballerina trans decorata con Barbie in 3D; poi una bambola dichiaratamente transgender e un sontuoso Patrick Swayze “en travesti” opera OOAK dell’amico e collezionista Chan Park.

giovedì 13 agosto 2009

A subtle complicity

These images from Vanity Fair’s last week issue show how presenting human scale fashion through doll photos has become part of our visual categories. Yes, mixing human 1:1 scale and doll photoshopped articulations is something familiar to us. But, I was reflecting, this makes a very interesting point: a) that it happens frequently b) that magazine readers are in subtle complicity with it, and c) that it is not being considered a childish thing to do on a magazine with an adult readership…

Queste immagini da Vanity Fair della scorsa settimana mostrano come presentare la moda femminile tramite foto di bambole sia diventato parte delle nostre categorie visuali. Sì, mixare scala umana 1:1 e bambole con le articolazioni photoshoppate ci appare familiare. Ma riflettevo che sta appunto in qsto il fatto interessante: a) che accade spesso, b) che i lettori ne sono sottilmente complici e che c) non la si considera una bambinata in un giornale fruito da adulti…
(thx, T!)

sabato 27 giugno 2009

Hunting Hybridolls

This is a full-blown photoshopped image, so we are all right: I've chosen the most retouched among all. Featured in a gloomy photostory (but this is not the point here) it’s relevant to me by contrast: innocent wide-eyed Blythe's face matching a natural born sinner body. Fashionwise, better than the usual pseudo-orgy ads.
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È conclamato che qst’immagine è fotoshoppata: ho scelto la più evidentemente ritoccata di tutte. Pubblicata in una fotostoria alquanto cupa (ma non è qui il punto) mi interessa per la faccia innocente tutta occhi di Blythe innestata su un corpo nato per peccare. Come fashion, meglio delle solite mega-pubblicità con pseudo-orgia.

(Thx moviematica!)

giovedì 13 marzo 2008

Blytheads









The aesthetic contamination among human beings, dolls and animals finds in Blythe a great actress. But the fashion design industry doesn’t joke, too: see the 2 pics from a show in Tokyo, featuring creations by Ne-Net design. Therefore, a ring: anthropomorphic doll > zoomorphic fashion > fashionmorphic human beings? Someone. Ouch.
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La contaminazione estetica tra umani, dolls e animali trova in Blythe una grande interprete. Ma anche la moda non scherza, a vedere dalle 2 foto da una sfilata a Tokyo, con creazioni di Ne-net design.
Da qui, il cerchio: bambola antropomorfa > moda zoomorfa > umani fashionmorfi? Qualcuno. Ahia.
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