giovedì 12 dicembre 2013

The doll life of Veronica


Veronica Menna and her totally handmade BJDs, I've already written about her: check this blog on June 16 in 2012. Now she has just been awarded a prize in Milan - V ConCorso Buenos Aires - and this evening her dolls will meet a new audience in Corso Buenos Aires Open Art Gallery. I wrote her catalogue presentation. I'm proud of this - young, not-ordinary, so sensitive - dollcultural creator.


Veronica Menna e le sue BJD completamente fatte a mano. Di lei ho già scritto, andate a  vedere il post del 16 giugno 2012. Ora ha appena vinto un riconoscimento qui a Milano - al V ConCorso Buenos Aires - e stasera le sue bambole incontreranno un nuovo pubblico, presso la Open Art Gallery. Ho scritto la sua presentazione per il catalogo. Sono orgogliosa di qsta creatrice dollculturale - giovane, non banale, così sensibile.

COMUNICATO STAMPA



MOSTRA DEGLI ARTISTI FINALISTI




V° CON/CORSO BUENOS AIRES
 
 
MOSTRA A CURA DI
ALEXANDRA MATVEEVA
 
 
INAUGURAZIONE
05.12.2013

ORE 18.30
 
 
05.12.2013 – 05.03.2014
COMUNICATO STAMPA
Giovedì 5 dicembre 2013 alle ore 18:30 la galleria Open Art Milano inaugura la mostra collettiva dei 23 finalisti della quinta edizione del ConCorso Buenos Aires, curata da Alexandra Matveeva. Gli artisti appartengono a diverse discipline: pittura, scultura, grafica e fotografia/digital art. Quest’anno oltre agli artisti italiani, siamo lieti di presentare alcuni artisti stranieri, promuovendo e valorizzando così l’arte emergente nazionale ed internazionale.


Gli artisti sono:
MARTINEZ YIANIDY, MICALE ROCCO, PIAZZANI MARZIA, MENNA VERONICA, PATALOCCHI EMILIO, BONAZZI STEFANO, RATTI "RATZO" DAVIDE, MARCHI PAOLA, FISICARO LORENA, QUALTIERI REMO, CIVARDI ANNA PAOLA, CATTANI MARTA, CLEMENTE PASQUALE, PAOLINI ANNA, SANGALLI PAOLO, DAL CORSO FRANCESCA, PAPADIMOU MARIA, LIONETTI DAVIDE, MARCONATO GIANLUCA, DI LORENZO GIORGIA, LESTINI SARA, GROSSO EUGENIO, CELLA ANTONIO
 
 
Durante l’happening ci sarà la performance dell’artista armena Liana Ghukasyan e verrà realizzato un video della serata, che in seguito sarà visibile sul sito della galleria.

La mostra è ad ingresso gratuito e proseguirà fino al 5 marzo 2014.
Corso Buenos Aires,77 – Milano MI – Tel: 02.36525173 – info@openartmilano.it-www.openartmilano.it Da Lunedì a Sabato dalle 10:00 alle 19:00  

domenica 22 settembre 2013

Breathing together in a iron lung


 
Morbid” comes from the Latin word “morbus”, i.e. disease. But in this doll in its iron lung, dating back to 30s-50s, there’s nothing morbid. There is rather an intention that I would define tender, noble, responsible: making a child (and his/her family) understand the reality of an invalidating condition. Many times and in many ways, toys did help parents, physicians, teachers coping with such highly sensitive issues: by adopting an experiential medium; miniaturizing the same situation; giving the child an alter-ego, maybe even more seriously disabled, to watch over and to take care of.
This is the comment coming with this image as I’ve received it: “Teaching doll showing an iron lung, England, 1930-1950. This plastic doll in its own model iron lung was made in order to show child polio patients and their family the treatment the child would receive. An iron lung assists a patient whose breathing muscles have been paralysed by disease. Although the heyday of the iron lung was during the 1930s, 40s and 50s, some elderly polio survivors are still using them. The teaching doll was used at the Lord Mayor Treloar Orthopaedic Hospital in Alton, Hampshire, England. Founded in 1908, the hospital was originally opened to provide specialised treatment for children with orthopaedic conditions, mainly caused by tuberculosis and, later, polio. The hospital combined treatment of the physically disabled with education and schooling.”
*
“Morboso” deriva dal latino “morbus”, cioè malattia. Ma in qsta bambola nel polmone artificiale, anni ’30-50, non c’è niente di morboso. Anzi, c’è un intento che definirei tenero, nobile, responsabile: quello di far comprendere a un bambino (e alla sua famiglia) la realtà di una situazione invalidante. I giocattoli sono spesso venuti in soccorso in vari modi a genitori, medici, educatori, in simili questioni altamente sensibili. Facendosi tramite esperienziale. Riproducendo in piccolo la stessa situazione. Dando al bambino un alter-ego, magari anche più grave, da osservare e curare.
Traduco il commento a qst’immagine così come mi è stata segnalata: "Bambola didattica che dimostra come funziona un polmone artificiale. Inghilterra, 1930-1950. Questa bambola di plastica nel suo polmone artificiale fu fatta per mostrare ai bambini poliomielitici e alle loro famiglie le terapie che i piccoli pazienti avrebbero ricevuto. Il polmone artificiale assiste un paziente la cui muscolatura toracica è stata paralizzata dalla malattia. E benché il suo picco di utilizzo si sia verificato negli anni ’30,’40,'50, alcuni anziani malati di polio se ne servono ancora. La bambola didattica fu usata presso l’ospedale ortopedico Lord Mayor Treloar di Alton, Hampshire, in Inghilterra. Fondato nel 1908, l’ospedale fu in origine aperto per offrire terapie specialistiche a bambini con problemi ortopedici, principalmente dovuti alla tubercolosi e in seguito alla polio. L’ospedale univa alla cura dei malati anche l’istruzione e l’attività scolastica.”

Thx Maiter!

 

sabato 31 agosto 2013

Comfort food. Calories don’t count.

I don’t know if we all need comfort, but I do know we all need food.
Even a doll might need both of them in a parallele life, as this cute stop motion video** demonstrates (click here to view it now).
 


Comfort food is a love therapy, probably the last thing you would eat before you die. Not only nourishing, or rather nourishing your soul, it is the food you would choose to feel cuddled, remotivated, consoled, encouraged, brought back to childhood. Comfort food is not necessarily comfortable – it can be raw, scanty or insignificant to anyone else but you.  
 

No Seconds – Comfort Food e Fotografia is a solo photo exhibition now opening in Venice as the European première, featuring Henry Hargreaves work. This author from new Zealand, ex model and renowned for his extravagant and dissacrating research on food, by means of his images he also captures tranches de vie and inner life. The exhibition, curated by Chiara Casarin, includes in a consistent concept different groups of photos: comtemporary hi-tech devices treated like food (Deep Fried Gadgets series), the ritual snack of popstars before facing their audience (Band Riders series), the last supper of men sentenced to death (No Seconds series).  
 

The location itself is fascinating and significant - San Servolo was Venice’s historic psychiatric hospital, and is now living a new life as Museo della Follia (museum of madness).
 

Adding involvement to this experience, other events and guests have been scheduled, and a movie contest has been launched on the web. Its title is “L’ultimo desiderio” (i.e. the last wish) and asks participants to present their very own comfort food. All works will be up for voters online, and the 3 highest-ranking authors will be invited in Venice to prepare and share their video and recipe during a very special tasting. Check the official website highlighted below for updates and contest rules. GET INVOLVED!
 
 

Non so se tutti abbiamo bisogno di conforto, ma so che tutti abbiamo bisogno di cibo.
In una vita parallela, anche una bambola potrebbe volerli entrambi, come dimostra qsto video** in stop motion, venato di tenerezza (cliccate qui per vederlo)
 
 
Il comfort food è una terapia d’amore, probabilmente l’ultima cosa che mangereste prima di morire. Non solo nutriente, o piuttosto, nutriente per l’anima, è il cibo che scegliereste per sentirvi cullati, rimotivati, consolati, incoraggiati, riportati indietro all’infanzia. Il comfort food non è necessariamente confortevole: può essere crudo, scarso o insignificante per chiunque altro tranne voi.  
 

No Seconds – Comfort Food e Fotografia è una personale che inauguraa breve a Venezia come prima in Europa e mette in mostra il lavoro di Henry Hargreaves. Questo autore neozelandese, ex modello e già noto per la sua ricerca sul cibo eccentrica e dissacrante, appunto attraverso il cibo raffigura spaccati di vita vera e indizi di vita interiore. La mostra, curata da Chiara Casarin, unisce in un concetto coerente differenti gruppi di foto: accessori hi-tech contemporanei trattati come alimenti (v. serie Deep Fried Gadgets), lo spuntino rituale delle popstar prima di affrontare il pubblico (v. serie Band Riders), l’ultima cena dei condannati a morte (v. serie No Seconds).  
La sede stessa della mostra è affascinante e significativa - San Servolo è stato storicamente il manicomio di Venezia. E ora rivive come Museo della Follia. 
 

Per rendere quest’esperienza ancora più coinvolgente sono stati inseriti nel programma altri eventi e ospiti, ed è stato lanciato in rete un contest di filmati. Il suo titolo è “L’ultimo desiderio” e chiede ai partecipanti di realizzare un video raccontando il loro personale comfort food. Tutte le opere pervenute potranno essere votate online, e i primi 3 autori classificati saranno invitati a Venezia a preparare e condividere il loro piatto nel corso di una degustazione speciale. Per aggiornamenti e per il regolamento del contest si veda il sito ufficiale sotto evidenziato. PARTECIPATE!
 
 

 Informazioni utili
Titolo della mostra: Henry Hargreaves, No Seconds – Comfort Food e Fotografia
Soggetto promotore: Artmovie srl
Curatore: Chiara Casarin
Sede: Isola di San Servolo, Venezia
Inaugurazione: venerdì 6 settembre 2013, ore 18.00 (su invito)
Apertura al pubblico: dal 7 settembre al 24 novembre 2013
Giorni e orari di apertura: sabato e domenica, dalle 10.00 alle 18.30. Ingresso gratuito
Come arrivare: da San Zaccaria vaporetto linea 20 fermata San Servolo. Per gli orari visitare il sito
www.actv.it (ultimo vaporetto utile da San Servolo a San Zaccaria: ore 18.50).
Sito della mostra: events.artmovie.it
Sito del contest: contest.artmovie.it (coming soon)
Società San Servolo Servizi
041.2765001
 
 
** video: courtesy of Drea - Grazie!
 

 

 

 
 

 

 

giovedì 15 agosto 2013

An intricate storytelling



Ghada Amer embroiders. And protests. Under the intricate lines and broken stitches of yet suggestive, colorful sewn drawings, by means of a traditional female art like embroidering, she tells stories about women in her contemporary Egypt and North-African context. Stories on domestic and erotic subjects – women kissing and touching themselves or each other, mushy love phrases – simultaneously denouncing a state of things, an untold reality, an underlying violence, a contradictory condition.

 
Ghada Amer ricama. E protesta. Sotto le linee intricate e i punti interrotti ma colorati di disegni cuciti pieni di bei colori e di allusioni, per mezzo di un’arte tradizionalmente femminile come il ricamo, racconta storie di donne nel suo Egitto di oggi e nel contesto nordafricano. Storie con temi domestici ed erotici – donne che si baciano, che si toccano da sole o tra di loro, frasi d’amore sdolcinate – simultaneamente denunciando uno stato di cose, una realtà non detta, una violenza sottesa, una condizione contraddittoria.

martedì 6 agosto 2013

La Barbievidence éternelle

Barbie version by Jocelyne Grivaud of Magritte's work "L'Evidence éternelle". Is this kind of reloaded Venus a self-explaining eternal evidence of beauty? Or is it, by contradiction, the elusive evidence of transience itself?


Versione Barbie, realizzata da Jocelyne Grivaud, dell'opera di Magritte "L'Evidence éternelle". E questa Venere rivisitata è allora un'evidenza, cioè un'evidente prova, un'eterna dimostrazione della bellezza? O non piuttosto, per contraddizione, una prova elusiva della caducità stessa?

E grazie Maiter!

 

giovedì 1 agosto 2013

A doll not a doll


A vintage Barbie has never been so sexy, allusive, elusive. So blurred and understated.
Please check this wonderful series of doll faces and bodies portrayed by Larry Torno.
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Una Barbie vintage non è mai stata tanto sexy, allusiva, elusiva. Così sfocata e sottintesa. Date un'occhiata a qsta meravigliosa serie di volti e corpi di bambole ritratti da Larry Torno.

Thx again, Maiter!

giovedì 25 luglio 2013

Blind Box branding!


Although the hashtag on the photo is not the correct one (btw, correct is #snellobb02), my ham taster Momoko doll played her role quite well during "Snello Blindbox 02 - Snello d'Estate" event, and I must thank the nice foodblogger Lina D'Ambrosio aka Spadellatissima! for taking this lovely, unofficial picture. We (my partners and I at Foodthings) were, are and will be committed in the realization of experiences involving families, foodbloggers, companies, products. The challenge is the way we do it. The mood we create. The memory we seed. The expectation we foster. The word we spread. The words we use.
*
Anche se l'hashtag sulla foto non è qllo corretto (che sarebbe invece #snellobb02), la mia Momoko degustatrice di prosciutti se l'è cavata abb bene nel suo ruolo durante l'evento "Snello Blindbox 02 - Snello d'Estate", e devo ringraziare una foodblogger molto carina, Lina D'Ambrosio aka Spadellatissima! per qsta deliziosa immagine non ufficiale che ha scattato. Noi (io e i miei soci di Foodthings) eravamo, siamo e saremo impegnati nell'invenzione di esperienze capaci di coinvolgere famiglie, foodblogger, aziende, prodotti. La sfida è il modo in cui lo facciamo. L'atmosfera che creiamo. Il ricordo che seminiamo. L'attesa che istilliamo. La voce che spargiamo. Le parole che usiamo.
 

sabato 20 luglio 2013

Dollkit - make your doll!


 
 
Frida as a doll (not for the first time, BTW). Or a dollie. Or a pincushion. Or a hanger. Or an amulet. Well, basically, this idea by Miko Design is a printed fabric ready for crafting your little projects. I like this approach: creativity from the manufacturer's side and complicity on the interpreter/collector's side (visit the website to find and buy other little dolls and lovely pets you can cut, stuff and sew with your own hands)!
*
Frida bambola (non per la prima volta, tra l'altro). O bambolina. O puntaspilli. O ciondolo. O amuleto. beh, in sostanza quest'idea di Miko Design è un tessuto stampato pronto per lavoretti personali. Mi piace quest'approccio: creatività dal lato produttore e complicità dal lato interprete/collezionisita (sito da visitare, per trovare e acquistare altre bamboline e animaletti da tagliare, imbottire, cucire a mano)!
 
Thx for this suggestion, Alessio Blanco, grazie per il suggerimento!
 
 
 


lunedì 15 luglio 2013

A girl and a girdle

Despite her manifacturer's assumptions and related press offices' statements, the Fashion-Doll-I-Refer-To will be not be forever young. Might as well getting used to lingerie for more mature women.


A dispetto delle supposizioni del suo fabbricante e delle dichiarazioni degli uffici stampa addetti, la-Fashion-Doll-Cui-Mi-Riferisco non sarà giovane per sempre. Tanto vale abituarsi a lingerie da donna più matura.

thx Maiter Ferrario!

domenica 7 luglio 2013

Dollanatomy from spiritual to surgical


Inside and outside. An openable Madonna from ca 1400, reveiling, like internal organs, a sculpted Trinity. An ancient, surgery concerned (or simply related to surgical education ) dummyA colorful Barbie anatomy, artistically revised by Jason Freeny. What do they have in common? I think they share the eternal and extreme mystery of life and transformation - from spiritual to natural to surgical - with the human intervention of plastic art, or of plastic tout-court.


Dentro e fuori. Una Madonna apribile del '400, che rivela, come fossero organi interni, una Trinità scolpita. Un modellino antico sul problema della chirurgia (o semplicemente volto all'insegnamento della stessa). Una coloratissima anatomia di Barbie, rivisitata artisticamente da Jason Freeny. Che cos'hanno in comune? Io penso che condividano l'eterno ed estremo mistero della vita e della trasformazione - dallo spirituale al naturale al chirurgico - con l'intervento dell'arte plastica, o della plastica tout-court.

domenica 30 giugno 2013

#snellobb02: never prevent a pre-event




Again a commistion between my professional and my dollcultural side. The occasion? When we headed for a briefing on site to a wonderful, minimal space called InKichenLoft: the location chosen for our next marketing event. There we’ll hold in a few days a foodblogger contest – please note, male foodbloggers, or heroes if you prefer, and socialmediatic animals very active online. Their challenge is the second one in the Snello Blind Box series, where blogger must create something original based on mystery ingredients one of which is for sure a Snello Rovagnati product such as ham, turkey, bresaola…  

 
So, we had our briefing on site, equipment and timing check, Q&A session with the staff… and a collateral dollcultural shooting, since I now tend to have a doll as an alterego in these missions. A doll is still something unusual and memorable in a foodie enviromment. And I’m taking advantage of this. She – a MOD looking Momoko doll this time - does her graceful part of branding.

 
Ancora una commistione tra il mio lato professionale e dollculturale. L’occasione? Il briefing in loco presso uno spazio bellissimo e minimale chiamato InKichenLoft: il luogoprescelto per il nostro prossimo evento marketing. Lì a giorni terremo un contest per foodblogger – foodblogger uomini, faccio notare, o eroi se preferite, veri animali socialmediatici molto attivi online. La loro sfida è la seconda della serie Snello Blind Box, in cui i blogger sono chiamati a creare qualcosa di originale sulla base di ingredienti misteriosi, uno dei quali è scuramente un prodotto Snello Gusto e Benessere Rovagnati come prosciutto, tacchino, bresaola…  


E così, abbiamo fatto il nostro briefing on site, controllo attrezzature e tempistica, domande e risposte con lo staff… e, a margine, una sessione fotografica dollculturale, visto che ultimamente tendo ad avere una bambolina come alter ego in qste uscite. Una  bambola è ancora qlcosa di insolito in un ambiente foodie, quindi la si ricorda. Io ne approfitto. Lei - una Momoko dall’aria MOD, stavolta - fa la sua graziosa parte di branding.

official hashtag: #snellobb01
facebook: http://www.facebook.com/mondosnello
widgets: http://www.mondosnello.it/mondosnello/blindbox-2/widget/
 
ph Br1dotcom! Grazie!

giovedì 27 giugno 2013

Contemporary melancholy


Who' is she? A melancholic and nameless figurine (recalling contemporary Chinese artworks) spotted by my business partner and NOT doll collector Emanuele, who has nevertheless the tenderness to report interesting dollcultural finds even when not solicited. I'm grateful for this.
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E qsta chi è? Una figurina malinconica e senza nome (che ricorda lavori di arte cinese contemporanea) beccata dal mio socio e NON doll dollector Emanuele, che ha nondimeno ka tenerezza di segnalare interessanti ritrovamenti dollculturali anche senza bisogno di sollecitarli. Di qto sono grata.

domenica 23 giugno 2013

Cu(l)t dolls


This is a Bruce Lee to cut and dress, evidence of how cult characters from non frivolous distance can be paperdollified. Print, cut and play? Pls notice the realistic kick-print on the yellow jumpsuit.


Qsto è un Bruce lee da tagliare e vestire come una bambola di carta, prova concreta di come figure di culto provenienti da distanze non frivole possano essere paperdollizzate. Stampa, taglia e gioca? Da notare l'impronta di un calcio, realistica, sulla tuta gialla.

+ > http://think.bigchief.it/toys/ thx Gualtiero Villa!

giovedì 20 giugno 2013

There's no rose without a thorn

A rose is a rose and a doll is a doll, but these thorned Barbielike legs evoke infinite pains and regretted loves and wasted beauties and expected joys and elusive moments and a weird nature and a laterally thought seduction.


Una rosa è una rosa e una bambola è una bambola, ma qste gambe similBarbie piene di spine evocano infiniti dolori e amori rimpianti e beltà sprecate e gioie attese e momenti elusivi e una strana natura e una seduzione in modalità lateral thinking!

Many thx, mille grazie Maiter Ferrario!

domenica 16 giugno 2013

Dollcultural foodbloggers


 
… or foodcultural dolls? I’m pretty sure that a light contamination among contiguous territories can be fertile if you mean to expand a product’s awareness and make new people meet, or to be unconventionally attentional in the mediatic noise about both food and dolls.

I brought a couple of dolls in a couple of foodie contexts having to do with my professional life, where they got attention and made fun, with a little help of their friend (aka myself)  being as ready as to mini-brand them up with discretion for the occasion.

At Snello Blind Box 01, foodblogger challenge on creating something quick, fresh, tasty and healthy using a line of light Rovagnati products such as ham, turkey, chicken… Theo van Asperen, my gourmet male action figure, took the scene in photos and interviews acting as renowned foodbloggers’ sparring partner in several cases (pls watch Emanuele Patrini, Roberta Lara and Serena Oliva's videos to understand what I mean). For spirit of belonging, he was also wearing the official badge created for the event.
 

One week later, one of my Momoko dolls and the same Theo came with me at Taste of Milano, one of the coolest food events in town. Again, the unusual players had glory and spotlights and an excuse for visitors and friends to remember our team, who appeared as CibVs among the media partners of the fair.
 
*
Dollcultural foodblogger o bambole foodculturali? Sono abb sicura che una lieve contaminazione tra territori contigui possa essere fertile, se l’intento è espandere la conoscenza di un prodotto e far incontrare nuove persone o creare attenzione in modo meno convenzionale in mezzo al rumore mediatico che avvolge entrambi, cibo e bambole dico. 

Ho portato un paio di bambole in un paio di contesti foodie collegati alla mia vita professionale: lì hanno ricevuto attenzione e fatto divertire, grazie ad un discreto branding in miniatura per l’occasione.

A Snello Blind Box 01, sfida tra foodblogger nel creare qualcosa di veloce, fresco, gustoso e sano impiegando una linea di affettati leggeri come prosciutto, tacchino, pollo prodotti da Rovagnati… Theo van Asperen, il mio bambolo gourmet si è preso la scena in foto ed interviste agendo come spalla di alcuni noti foodblogger (guardare i video con Emanuele Patrini, Roberta Lara e Serena Oliva per capire cosa intendo).  Per spirito di appartenenza, indossava anche il badge ufficiale creato per l’evento.
 
 

Una settimana dopo, una delle mie Momoko e lo stesso Theo sono venuti con me a Taste of Milano, uno degli eventi foodie più fighi della città. Di nuovo, gli inconsueti testimonial hanno avuto la loro parte di gloria e riflettori e una scusa perché visitatori e amici ricordassero il nostro team, che appariva come CibVs tra media partner della fiera.
 
video: Joe Dalcolino
Theo in exterior at Rho Fiera: my iPhone
Theo big ph: (C) Sergione Infuso
All other pics, ph br1dotcom

 

mercoledì 15 maggio 2013

Blogger Contest Snello Blind Box 01- and dolls?


Being involved in digital communication and social media engagement is sometimes a serendipitous thing. There is a Food Blogger Contest called Snello Blind Box awaiting in a few days, and it's seeing 4 ladies contestants (all of them, great communicators in the cooking and foodie community) who will receive a different Blind Box each of mystery ingredients, one of which will be a "Snello" product by Rovagnati. The Ladies will create an exclusive recipe in 30 minutes, which will be tasted voted and rewarded by a panel of experts, while a number of other influencers will tell the story online in their different styles, using the official hashtag #snellobb01. Now the fact is, my dolls learnt the news. They are trying to tell me they want to apply and cook for the contest, too. That's it!


Lavorare nella comunicazione digitale e inventare occasioni di coinvolgimento sui social media a volte implica un po' di serendipity (quando cerchi una cosa e ne scopri un'altra, inaspettata). C'è dunque a giorni un Contest di Food Blogger chiamato Snello Blind Box e riunirà 4 Signore concorrenti (tutte grandi comunicatrici nel campo della cucina e nell'ambiente foodie), che riceveranno ciascuna una Blind Box di ingredienti misteriosi. Uno degli ingredienti sarà un prodotto della linea Snello Gusto e Benessere Rovagnati e loro dovranno da lì creare una ricetta esclusiva in 30 minuti. Questa sarà assaggiata, votata e premiata da un panel di esperti, mentre un bel numero di altri influencer racconteranno la storia online col loro stile e con l'hashtag ufficiale #snellobb01. Ora il fatto è che anche le mie bambole sono venute a saperlo. E stanno tentando di dirmi che vogliono candidarsi e cucinare al contest anche loro. Ecco.

* >
more about the contest/maggiori info sul contest:
www.mondosnello.it, Facebook page MondoSnello, @MondoSnello

about the contestants/maggiori info sulle concorrenti:
Francesca D'Orazio Buonerba aka www.erbapepe.com
Maria Greco Naccarato aka www.kitcheninthecity.it
Annamaria Pellegrino aka www.lacucinadiqb.com
Doriana Tucci aka www.lasignoradeifornelli.it

 

mercoledì 8 maggio 2013

A doll is a doll

Infographics are kinda illustrated articles - brilliant, colorful, meaningful. This one features an overexposed topic: Barbie body compared to human measures (and fears). Co.create’s Joe Berkowitz assumes that Barbie is a bastion of girlhood aspiration, and argues therefore how dangerous her proportions are in a teenager ‘s perspective. But he says something obvious. And a bit looks like understimating girls’ discernment.

It is obvious that no real woman could exist with such a disproportioned head and such spider legs and tiny feet and thin waist and gravity-defying boobs. We all know it. A doll is a doll. So let’s have and keep the absurd, as it’s a doll. Let her be beautiful, because it’s a doll. Let me use “it’s”, not “she’s” - it’s just a doll.
*
Le infografiche sono come degli articoli illustrati – brillanti, a colori, eloquenti. Qsta rappresenta un argomento sovraesposto: il corpo di Barbie a confronto con le misure (e le paure) umane. Joe Berkowitz scrive su Co.create presupponendo che Barbie sia “un baluardo delle aspirazioni adolescenziali femminili” e argomenta pertanto quanto siano pericolose le sue proporzioni dal punto di vista di un/una teenager. Ma dice cose ovvie. E anzi, sembra un po’ sottostimare l’intelligenza delle ragazze.

Ovvio che nessuna donna reale potrebbe esistere con una testa così sproporzionata e gambe del genere come zampe di ragno e piedini minuscoli e vitino e tette che sfidano la forza di gravità. Lo sappiamo tutt*. Una bambola è una bambola. Allora teniamoci l’assurdo, tanto è una bambola. Lasciamo che sia bellissima, perché è una bambola. E fatemi usare un neutro anziche un “femminile “lei” - è solo una bambola.
 
Thx Azzurra!

lunedì 6 maggio 2013

WPP 2013 with dollcultural eyes



I don’t miss World Press Photo’s touring exhibition when it appears in Milan at Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10. Due to the nature of the contest – photojournalism -, images are news, conveying impactful shocking punching awesome relevance. War and blood and violence are predominant. But unexpected dollcultural moments can be seen even there. Every year I visit WPP with doll-seeking eyes and here is what I reported from 2013 edition.

By Majid Saeedi, a Barbie in crocheted gown.
Life in War
13 April 2010
Kandahar, Afghanistan
Workers learn how to embroider and make clothes for dolls, at a workshop in Kandahar run by an NGO that aims to help local women empower themselves.

By Ilona Szwarc, an American Girl doll in a girl’s arms.
Kayla
19 February 2012
Boston, Massachusetts, USA
Kayla stands with her American Girl doll, in front of a portrait of her ancestors at home in Boston.
The dolls come in a range of different ‘characters’, with varying skin tones and hairstyles, that customers can choose from.

By Ali Kufti, a doll-headed monkey.
Mimin
05 December 2012
Solo, Indonesia
A long-tailed macaque, wearing patchwork clothing and a doll’s head, performs in Solo, Central Java. The monkeys are generally purchased at an animal market and trained to carry out such activities as walking on stilts, riding bicycles, or simply begging… A monkey can bring in around €4 a day.


Non mi perdo la mostra itinerante del World Press Photo quando appare a Milano alla Galleria Carla Sozzani di Corso Como 10. Data la natura del contest – fotogiornalismo - le immagini sono notizie, portatrici di una rilevanza di grande impatto scioccante forte terrificante. Guerra e sangue e violenza sono predominanti. Eppure, persino lì, si possono vedere inaspettati squarci dollculturali. Ogni anno visito il WPP anche con occhi che cercano bambole e qui c’è quanto segnalo dell’edizione 2013.

Di Majid Saeedi, una Barbie in abito all’uncinetto.
Life in War
13 Aprile 2010
Kandahar, Afghanistan
Alcune operaie imparano a ricamare e a confezionare abiti per bambola a Kandahar durante un laboratorio tenuto da una ONG che mira ad aiutare le donne locali a migliorare le proprie capacità.

Di Ilona Szwarc, una bambola American Girl doll in braccio a una ragazza.
Kayla
19 Febbraio 2012
Boston, Massachusetts, USA
Kayla in piedi con la sua bambola American Girl, di fronte al ritratto dei suoi antenati in casa a Boston. Le bambole vengono vendute in una gamma di ‘personaggi’, con una varietà di carnagioni e acconciature tra cui i clienti possono scegliere.

 

Di Ali Kufti, una scimmietta dalla testa di bambola.
Mimin
5 Dicembre 2012
Solo, Indonesia
Un macaco a coda lunga, in abiti patchwork e testa di bambola, si esibisce a Solo, nel centro di Giava. Le scimmie sono in genere acquistate al mercato degli animali e addestrate ad attività come camminare sui trampoli, andare in bici, o semplicemente chiedere l’elemosina… Una scimmietta può far guadagnare circa 4 euro al giorno.

sabato 27 aprile 2013

Marybel’s hypocondriac heaven


Long before Mattel launched the both famous and controversial Wheelchair Barbie in 1997, Madame Alexander issued (back in 1959) Marybel, the Doll who Gets Well. My doll collector friend Moviematica made me discover this case history, featuring an unfit doll come to light in a world and a period where polio was still affecting many kids. I’ll quote and translate for Italian friends:

Venerable New York dollmaker, Madame Alexander, created Marybel, “the Doll Who Gets Well,” as a friend for little girls afflicted with a myriad of malaise. Marybel’s rosy cheeks, delightful curls and amber “sleep eyes” (which Alexander invented in the 1940s) barely hinted at the hypochondriac heaven contained within the doll’s deluxe box set.

hypochondriac heaven” sounds a bit provocative and unrespectful if we talk about real children with real crutches. Nevetheless, the doll came with a panoplia including crutches, leg and arm casts, glasses, bandages and spots to simulate measles and chicken pox. Dealing with a disabled doll and with disability in general – although temporary in the doll’s storytelling – Madame Alexander’s Marybel seems to be a kind of tender caring/sharing educational exemplum and possibly a little, touching attempt of managing diversity in an aesthetically comformist society through the power of play.






Ben prima che Mattel lanciasse la famosa e controversa Wheelchair Barbie in sedia a rotelle nel 1997, Madame Alexander fece uscire (nel lontano 1959) Marybel, the Doll who Gets Well – (“Marybel, la bambola che guarisce” e naturalmente si perde la rima). La mia amica doll collector Moviematica mi ha fatto scoprire qsta case history, che ha come protagonista una bambola non-allineata venuta alla luce in un mondo e in un’epoca in cui la polio colpiva ancora molti bambini. Cito la mia fonte e traduco per gli amici italiani:

Rispettata fabbricante di bambole a New York, Madame Alexander, creò Marybel, “the Doll Who Gets Well,” come compagna per una bambina aflitta da una miriade di malattie. Le guanciotte rosee di Marybel, i deliziosi broccoli e gli occhi ambrati che si aprivano e chiudevano (che l’Alexander inventò negli anni ‘40) alludevano a malapena al paradiso per ipocondriaci contenuto nella lussuosa scatola della bambola.

paradiso per ipocondriaci” suona un po’ provocatorio e irrispettoso se parliamo di bambini veri con stampelle vere. Comunque la bambola era venduta con una panoplia di accessori comprendente stampelle, ingessatura per la gamba e per il braccio, occhiali, bende e macchie per simulare il morbillo e la varicella. Affrontando il tema della bambola disabile e la disabilità in generale – benché temporanea nello storytelling riferito a questa bambola – la Marybel di Madame Alexander sembra essere una sorta di esempio educativo di cura e condivisione e, se possibile, un piccolo commovente tentativo di gestire la diversità in una società esteticamente conformista – di gestirla tramite il potere del gioco.
 

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