Visualizzazione post con etichetta dolls in art. Mostra tutti i post
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venerdì 29 marzo 2013

Towards an hermaphrodite doll


Amongst all those existing trivial and serial dolls, although very fine, expensive or sometimes elusive and aspirational (a way of wannabe-ing), I've never seen the hermaphrodite doll. This is what I happened to think when I first hit on this visionary work by Alberto Casiraghy, aka Edizioni pulcinoelefante. No embarassement, just a reflection on how the creation is a continuum and creativity can capture it.
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Tra tutte quelle bambole banali e seriali, sebbene molto fini, costose e a volte elusive e aspirazionali (= vorrei ma non posso) che esistono, non ho mai visto la bambola ermafrodita. Questo è ciò che ho pensato imbattendomi in qst'opera visionaria di Alberto Casiraghy aka Edizioni pulcinoelefante. Nessun imbarazzo, ma soltanto una riflessione sul fatto che il Creato è un continuum e la creatività può coglierlo.

A. C.y, lipstick and golden leaf on paper, 2002 * A. C.y, rossetto e foglia oro su carta, 2002
 

sabato 5 gennaio 2013

Everybody can google "fashion doll"

... but I'm not interested in simply googling "fashion doll" and finding stuff. Everybody can discover fashion dolls that way, although they might reveal previews or rarities. What mostly intrigues me, instead, is finding dollcultural things when I don't expect them or at least where my expectations are very open and generic. The necklace above is dollcultural and it's a photo from a friend who visited the exhibition Unexpected Pleasures at London Design Museum. The jewel is made of body parts from tiny plastic human models. Oh, also in 2013 I want to explore territories that are peripheral to fashion dolls for the personal pleasure of surprising finds to share!
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... ma non sono interessata a semplicemente googlare "fashion doll" e trovare materiale. Sono capaci tutti di scoprire fashion doll in quel modo, benché possano anche rivelare anteprime o rarità. Ciò che più mi intriga, invece, è imbattermi in cose dollculturali quando non me le aspetto o almeno dove le mie aspettative sono aperte e generiche. La collana lì sopra è dollculturale ed è una foto da un amico che ha visitato la mostra Unexpected Pleasures al London Design Museum. Il monile è fatto di parti di corpi di minuscoli modellini umani. Oh insomma, anche nel 2013 voglio esplorare territori periferici alle fashion doll per il personale piacere di ritrovamenti a sorpresa, da condividere!

thx Carlo Porrini :-)

giovedì 1 novembre 2012

Sabina Feroci’s dollcultural papier-mâché


 
Not dolls, but dollcultural suggestions seen in Brescia at Studio LB contemporary art. Sabina Feroci’s sculptures freeze in papier-mâché gestures and postures of boys and girls (even if I thought they were all girls). Compared to the collection of the same author I happened to discover two years ago, this new wave of figurines is even more evocative, intense and essential, recalling threedimesional illustrations of the finest, pastel-like kind, and accessorized with a bit of pop culture. You have to touch and caress them (even if I didn’t dare) because the feel is very smooth and warm, and their presence, fills the room both with sience and imaginary movement. The proportions are also interesting (even if they are not scale 1.1) – between doll and real person. So far, however, I’m just the happy owner of ”Meeting Sabina Feroci – a journey of Papier-mâché Dolls” a lovely illustrated book, complete with transfers (even if written in Chinese). Look at its title: yes, the author calls her creations “dolls” – interesting, isn’t it?
 
 
Non bambole, ma suggestioni dollculturali, quelle dello Studio LB contemporary art a Brescia. Le sculture di Sabina Feroci congelano nella cartapesta gesti e pose di bambini e bambine come quelli veri (anche se all’inizio ho pensato che fossero tutte bambine). In confronto alla collezione della stessa autrice che mi è capitato di scoprire due anni fa, questa nuova ondata di figurine è ancora più evocativa, intensa ed essenziale. Ricorda illustrazioni tridimensionali delle più fini e pastellose, con l’aggiunta di un tocco di pop culture. Bisogna toccarle e accarezzarle (anche se io non ho osato) perché la sensazione tattile è molto liscia e calda; la loro presenza riempie lo spazio sia di silenzio sia di movimento immaginario. Le proporzioni stesse sono interessanti (anche se non in scala 1.1) – una via di mezzo tra bambole e persone. Finora, però, sono solo la fortunata proprietaria di ”Meeting Sabina Feroci – a journey of Papier-mâché Dolls” un bel libro illustrato e corredato di decalcomanie (anche se scritto in cinese). Occhio al titolo: sì, l’autrice chiama “bambole” le sue creazioni – interessante, vero?

martedì 15 novembre 2011

Wired dolls


Benedetta Mori Ubaldini is a peculiar scultor, as she creates with balloons and wire – the very kind of wire-net you would use in the countryside to protect your rabbits or chickens. She folds and curves and paints the material to obtain smaller or bigger animals and little or bigger figurines – some of them really dollylike, and they all share an extraordinary lightness and transparency. So they are present and absent wherever you put them. Also when the story is a bit disquieting as in this “rats and babies” installation.
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Benedetta Mori Ubaldini è una scultrice del tutto particolare, visto che crea utilizzando palloncini e fil-di-ferro – anzi qlle reti di fil-di-ferro usate in campagna per proteggere i conigli o le galline. Lei piega e curva e dipinge quel materiale per ottenere animali e animaletti e figure o figurine – alcune davvero simili a bambole - che hanno in comune una straordinaria leggerezza e trasparenza. Così sono presenti e assenti ovunque li si metta. Anche quando la storia si fa un po’ inquietante come in qsta installazione “ratti e bimbi”.

martedì 26 luglio 2011

“We are family”


This is the title of the very dollcultural composition above, a work belonging to the "under construction" series by the artistic duo known with the combo name of alexandfelix. Looks like a mysteriously organised taxonomy, or a ad libitum collage, or a bi-dimensional Wunderkammer featuring – to my/our amazement - generations of fashion dolls’ heads with a preponderant presence of Barbie & friends, plus a number of related knick-offs. However, the artists underline it’s real sceneries and real stuff. No computer creations.
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“We are family”, qsto è il titolo della composizione molto dollculturale qui sopra, opera del duo artistico chiamato alexandfelix, facente parte della serie "under construction". Sembra una tassonomia misteriosamente organizzata, un collage ad libitum, una Wunderkammer bidimensionale che allinea – per il mio/nostro stupore – generazioni di teste di fashion dolls con una presenza preponderante di Barbie & friends, più un po’ di imitazioni. Peraltro, gli artisti sottolineano che sono scene vere e roba vera. Niente di creato al computer.

venerdì 29 aprile 2011

Who’s the doll?


Shiny vinyl-like surfaces, hairsprayed or hyperbrushed styles, brilliant or candylike colors: I perceived in these works by Dutch artist Liesje Reyskens something like a swap between the vibrant beauty of human life and the magic of being a doll. So, the question pops up: yes, but who’s the real doll? I notice all the time in contemporary professional photography – not the amateur hobby I mean - an increasing exploration of the “doll” subject in its brighter and darker sides. And I’m a curious, enjoyed and not acritical observer.


Superfici lucide quasi viniliche, capelli laccati o iperspazzolati, colori squillanti o caramellosi: in qsti lavori dell’olandese Liesje Reyskens ho percepito come uno scambio tra la vibrante bellezza della vita umana e la magia dell’essere bambola. E allora salta su la domanda: sì, ma chi è la vera bambola? Continuo a notare sempre più nella fotografia professionale contemporanea – proprio qlla non amatoriale, dico – l’esplorazione del soggetto “bambola” nei suoi lati più vividi e più oscuri. E io sono un’osservatrice curiosa, che si diverte, non acritica.

domenica 10 aprile 2011

Triple uniqueness


While the most fashionvictimist doll collectors are running “pour cause” after any new FR or BJD or Syb issue, I'm more intrigued by dollcultural invasions from other fields. This is e.g. “Triplette”, a pic from alacha!, blog of Gustav Liliequist - a Swedish photographer based in Brazil. The multiplicity of an object (like this doll), when you own one and would like it to be the one and only, is a very seducing topic to me.
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Mentre i doll collectors più fashionvittimisti corrono “con buona ragione” dietro ad ogni uscita di FR o BJD o Syb, a me intrigano di più le invasioni dollculturali da altri campi. Questa è per es. “Triplette”, una foto dal blog alacha! di Gustav Liliequist, fotografo svedese che vive in Brasile. La molteplicità di un oggetto (come questa bambolina), quando ne hai uno e vorresti che fosse l’unico, è un argomento molto seducente per me.

lunedì 31 gennaio 2011

Another Pearl


The Vermeer thread is well alive, with the above further dollcultural interpretation of “Girl with a pearl earring”, this time by Mary Clayton, using a purposely repainted Barbie doll. Don’t know why this very painting, and not any other one, became so lucky and popular in the doll collectors’ community. Maybe because of the solitary, and yet interacting, subject. Or because of its colour palette. Or eternally because of the idea of surprise and seduction.
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Il filone tematico Vermeer è più che vivo, con l’ulteriore interpretazione dollculturale della “Ragazza con l’orecchino di perla” qui sopra, stavolta ad opera di Mary Clayton, che ha allo scopo ridipinto una Barbie. Non so perché proprio qsto dipinto, e non un qualsiasi altro, sia diventato così fortunato e popolare presso la community dei collezionisti di bambole. Forse per via del soggetto, isolato e tuttavia interagente. O per la palette di colori. O eternamente per l’idea di sorpresa e seduzione.

Thx Ross!

I posted many times on this painting. Just search “pearl earring” in the blog and you’ll see!
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ho postato più volte su qsto dipinto. Vi basta cercare nel blog inserendo “pearl earring” e vedrete!

domenica 30 gennaio 2011

Pediofobia. Portraits.


Ambivalence is always interesting. Lisa Chi, a young artist from Bergamo, focused on PEDIOFOBIA as an opportunity to draw contemporary portraits. Their exhibition ended (alas!) today at Bergamo polarexpo. Technically speaking pediophobia is the fear of dolls. Actually, Lisa Chi’s project (and her previous BAMBOLA video performance too) hits the overwhelming expectations of the mass-media society on beauty ideals, of which dolls emboby a good number of dichotomous aspects.

From the artist’s statement:
PEDIOFOBIA, 2009/2010

Dolls are rather absurd characters, exasperatedly beautiful in their unreal bodies and ethereal perfection. That is exactly what the society of mass-media demands: we must turn ourselves into icons of beauty, timeless girls, always well dressed and neat. However, the idea of female beauty is now mutating. It seems that, in the common imaginary, it's been reached a kind of saturation. New horizons arise, also thank to means as the Internet; open, free dimension where people can show their uniqueness through their imperfection.
I look for and I find so many images of new dolls on the network, among the photos uploaded on Facebook and Myspace, and then I paint them, in the attempt to capture the dichotomous aspect of their personality. Strong and fragile, sweet but aggressive. Dolls that, with all their might, claim their existence, dolls that are no longer willing to remain in those strict boundaries of schemes too narrow. And so the new ideals of beauty appear, along with those new horizons in which we can experiment our imagination.

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L’ambivalenza è sempre interessante. La giovane artista bergamasca Lisa Chi si è focalizzata sul tema PEDIOFOBIA come pretesto per disegnare ritratti contemporanei, la cui mostra chiude ahimè oggi al polarexpo di Bergamo. Tecnicamente parlando, PEDIOFOBIA è la paura delle bambole. In realtà, il progetto di Lisa Chi colpisce (e la precedente video performance BAMBOLA fa altrettanto) le sovrabbondanti aspettative della società mass-mediatica sugli ideali di bellezza, di cui le bambole incarnano un buon numero di aspetti contrastanti.

Nelle parole dell’artista:
PEDIOFOBIA, 2009/2010

Le bambole sono personaggi assurdi, di una bellezza esasperata fatta di corpi irreali ed eterea perfezione. Esattamente ciò che la società dei mass media ci chiede di diventare: icone di bellezza, bambine fuori dal tempo sempre curate e ben vestite. E' necessario chiedersi a cosa corrisponda oggi la femminilità, quell'intricato insieme di caratteristiche fisiche, psichiche e comportamentali giudicate dalla cultura occidentale come idealmente associate alla donna, e che la distinguono dall'uomo. Negli ultimi cinquanta anni le donne hanno preferito entrare nel mondo culturale maschile, anziché scegliere di ricollegarsi ad una genealogia femminile forte ma priva di potere sociale. Tuttavia, dopo anni di eccessi, l'idea di bellezza femminile sta mutando. C'è ormai una saturazione nel comune immaginario. Anche grazie ad internet si è aperto uno spazio in cui esibire la propria unicità attraverso l'imperfezione. Questo progetto nasce dalla ricerca di nuovi modelli di femminilità all'interno della rete. Le immagini vengono dipinte con l'obiettivo di catturare e celebrare la bellezza di queste nuove bambole e l'impossibilità di catalogarle in schemi troppo ristretti.



same topic on this blog, click here

domenica 23 gennaio 2011

(Dis)sacred doll


A S. Sebastian-themed contemporary art group exhibition is now on in Milan. Somehow, but not unexpectedly, S. Sebastian belongs to both sacred art e gay imagery, maybe due to the iconography depicting him as a strong, half-naked, wounded, suffering and ecstatic man. I happened to write an intro to Chan Park’s interpretation of this icon. I’m very conscious that it may provoke someone’s criticism because of the treatment of such subject. But I do register it as another relevant incursion of dolls in art. Here’s my text:

“Between ecstasy and torment – more ecstasy, would seem - ,
A powerful, silent, haloed, tatooed S. Sebastian.
All the motifs, colours, sacred art details
and the iconography of the pierced martyr,
here they are on the tough body of an action figure
showing it all summarized on his own skin:
but he’s not a statue, he can move.
Chan Park, half Japanese-half Corean visual artist now in Milan,
started from a poseable male doll to build
millimeter by millimeter a persona who is
filled with symbolic, erotic, mysterious pics.”

*
Una mostra collettiva di arte contemporanea sul tema S. Sebastiano è ora in corso a Milano. In qualche modo, ma non inaspettatamente, S. Sebastiano appartiene sia all’arte sacra sia all’immaginario gay, magari a causa dell’iconografia che lo ha sempre descritto come un uomo forte, seminudo, ferito, sofferente ed estatico. Mi è capitato di scrivere una intro all’interpretazione che di qsta icona ha fatto Chan Park. So che potrebbe provocare critiche da parte di qualcuno per il trattamento di un simile soggetto. Ma io la registro come un’ulteriore rilevante incursione delle bambole nell’arte. Ecco il mio testo:

“Tra estasi e tormento - più estasi, sembrerebbe -
un San Sebastiano possente, silente, aureolato, tatuato.
I motivi, i colori e i dettagli dell’arte sacra
e l’iconografia del martire trafitto da frecce,
eccoli sul corpo tosto di un’action figure maschile
che porta tutto in sintesi sulla propria pelle:
ma non è una statuina, si può muovere.
Chan Park, artista visuale nippo-coreano ora a Milano,
è partito da un bambolotto articolato per costruire
millimetro dopo millimetro un personaggio
ricoperto di figure simboliche, erotiche e misteriose.”


location:
www.pierpourhom.it

sabato 18 dicembre 2010

Persona et Cerebrum


Persona, impersonal, or person? In front of contemporary Chinese artist Chen Ke’s self-portrait, wearing a mask - would seem a doll mask - I found myself intrigued. Why? Because I get captured by her ambiguous fleeting among a) the maximum of characterization, i.e. being a “persona” (Latin word meaning also “mask”!), b) trying to appear totally impersonal and disguised and to some extent as serial as a doll, or c) at last simply being a person, i.e. an individual with a little life and a little time and a little space at all, and a “cerebrum” - in other words, a brain.
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Personaggio, impersonale, o persona? Davanti all’autoritratto dell’artista cinese contemporanea Chen Ke, con addosso una maschera – sembrerebbe una maschera da bambola – mi sono trovata intrigata. Il motivo è il suo ambiguo fluttuare tra a) il massimo di caratterizzazione, cioè essere un personaggio (NB però che in latino “persona” significa anche “maschera”!) e b) tentare di apparire totalmente impersonale e mascherata e al limite seriale come può esserlo una bambola, oppure c) essere una persona e basta, cioè un individuo con una sua piccola vita, un suo piccolo tempo, un suo spazietto e un suo “cerebrum” – in altre parole, un cervello.

à propos! (Phaedrus, fables * Fedro, Favole):

Personam tragicam forte vulpes viderat;
quam postquam huc illuc semel atque iterum verterat,
'O quanta species' inquit 'cerebrum non habet.'
Hoc illis dictum est quibus honorem et gloriam
Fortuna tribuit, sensum communem abstulit.

The Fox and the Tragic Mask (trans. C. Smart)
A Fox beheld a Mask- "0 rare
The headpiece, if but brains were there !"
This holds-whene'er the Fates dispense
Pomp, pow'r, and everything but sense.

Una volpe aveva per caso visto una maschera tragica;
ma dopo averla girata e rigirata di qua e di là,
“oh che bella – disse – ma non ha un cervello”.
Qsto è detto per coloro ai quali la sorte ha dato
onore e gloria, ma non ha dato il senso comune.

domenica 12 dicembre 2010

3D paper dolls…


… or something alike. “The Angel” by Richard Sweeney is actually one of the 8 site-specific “White Christmas” installations at la Rinascente, Milan. Nor a doll, neither a paper doll. Maybe rather a paper 3D doll-figure. I’m not into angels as icons or obsession and a fortiori I’m not into angel-dolls. But I’m impressed by the enchantment of this work: lightness and purity, elegance and symbolic meaning… all in a poor material.
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… o qlcosa di simile. “The Angel” di Richard Sweeney è in realtà una delle 8 installazioni appositamente concepite per l’evento “White Christmas” alla Rinascente di Milano. Non una bambola, né una paper doll. Forse, piuttosto, una bambola-figura di carta in tre dimensioni. Io non sono tanto per gli angeli come icona o ossessione e a maggior ragione non sono per le bambole-angelo. Ma sono impressionata dall’incanto di qsto lavoro: leggerezza e purezza, eleganza e significato simbolico… e tutto in un materiale povero.

domenica 14 novembre 2010

Pop on the pins


“Straight to hell” by Antonio Marciano, exhibiting at limitednoartgallery here in Milan. This is what and where, and the pic here above is an example. Why here on this blog, will be rapidly explained: because the artist creates pop icons with those toy-pins or toy-nails, the colorful ones. And aren’t these tiny pins kinda plastic pixels? And playing with toys designing beauties and bodies, isn’t it also dollculturally pertinent? IMHO, it is.
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“Straight to hell” di Antonio Marciano, in mostra da limitednoartgallery qui a Milan. Questo riguarda il cosa e il dove, e l’immagine qui sopra esemplifica. Ma perché proprio su qsto blog, lo si spiega rapidamente: perché l’artista crea icone pop con quei chiodini-giocattolo, qlli colorati. E non sono qsti chiodini come una specie di pixel di plastica? E giocare coi giocattoli disegnando bellezze e corpi, non è forse pertinente da un punto di vista dollculturale? Io direi che lo è.

domenica 2 maggio 2010

Bathing beauties


Far, far beyond the inflationary lesbo-chic infesting those glamourous magazine: this Mdvanii doll version of “Gabrielle d’Estrées et une des ses soeurs” depicts mystery intimacy glow. While the original painting hangs at Louvre, its dollcultural interpretation is by Mdvanii’s creator, Billy Boy*.

Di gran lunga oltre l’inflazionante lesbo-chic che infesta le cosiddette riviste glamour: qsta versione-bambola con Mdvanii di “Gabrielle d’Estrées e una delle sue sorelle” descrive mistero intimità calore. E mentre il dipinto orginale è appeso al Louvre, l’interpretazione dollculturale è di Billy Boy*, il creatore di Mdvanii.
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