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martedì 25 marzo 2014

McQueen’s McDoll McAd

Fashion advertising recognizes the power of dolls - even that fetish, the woodoo, the suggestive, the mischievous, the evocative, the archaic power of dolls. It is the case with Steven Klein’s shooting for Alexander McQueen s/s 2014 campaign, with a OOAK doll perfectly doubling and almost obfuscating Kate Moss’ unmistakable features. Will McQueen’s McDoll in a (memorable) McAd open a thread of similarly conceived images? 
La pubblicità di moda riconosce il potere delle bambole – anche quel potere bambolare fetish, woodoo, sessualmente allusivo, pestifero, evocativo, arcaico. È esattamente il caso degli scatti per la campagna P/E 2014 di Steven Klein per Alexander McQueen, con una bambola OOAK che duplica alla perfezione, e quasi oscura, i pur inconfondibili connotati di Kate Moss. Non è che la (memorabile) McCampagna con la McDoll di McQueen andrà ad aprire un nuovo filone di immagini concepite a qsta maniera? 

giovedì 13 marzo 2014

Carved Curves




Beyond paper dolls, beside Cardboard Ladies. Taking inspiration from Christian Tagliavini's Dame di Cartone, the blogger(s) named Sabine & Pierre-Paul Manosque 1) crafted doll-sized finely printed cardboard dresses, 2) created backgrounds to match and 3) made a beatiful shooting of these vinyl girls in bidimensional outfits. Please enjoy the full story, here. But what I really love, is how influencing and impactful a creative idea can reveal, how generous, alive and unpredictable the development of its interpretations. Knowing him, I wonder whether Christian, when he invented his series with models clad in papercut paradigmatic costumes, already wanted to create a visual statement. However, the Manosques just didn't imitate him, but translated the mood and the method in a different scale - a dollcultural one, this time - and challenged the deceptive passage from 2 to 3 dimensions as well.







Oltre le bambole di carta, accanto alle Dame di cartone. Ispirandosi appunto alle Dame di Cartone di Christian Tagliavini, i blogger chiamati Sabine & Pierre-Paul Manosque hanno 1) confezionato abiti da bambola in cartone finemente stampato 2) creato sfondi coordinati e 3) realizzato un magnifico shooting qste ragazze di vinile bidimensionalmente vestite. Godetevi l'intero servizio, qui. Ma ciò che veramente amo è quanto influente e d'impatto possa rivelarsi un'idea creativa, quanto generoso, vivo e imprevedible lo sviluppo delle sue interpretazioni. Conoscendolo, mi chiedo se Christian, quando ha inventato la sua serie con modelle abbigliate in costumi paradigmatici ritagliati, già volesse creare un punto di riferimento visuale. I Manosque cmq non l'hanno imitato, ma hanno tradotto il mood e il metodo in una differente scala - dollculturale, stavolta - e hanno così sfidato anche loro l'ingannevole passaggio tra le 2 e le 3 dimensioni.

venerdì 28 settembre 2012

Dollesque and Burlesque

Introducing the official and new Doll Collectors' Club Italia 2012 logo for the omonymous contest and event in Calenzano (Florence), on Sunday, November 25th. So, pls, start thinking about "Burlesque". In doll version. Any doll can be or become burlesque. Just try to be creative as we know you are, inventive, fine, ironical, onirical, and please share as much as possible this beautiful artwork by Emma Gilardi. (contest Rules & Regulations coming soon)
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Ecco il nuovo logo ufficiale di Doll Collectors' Club Italia 2012 per l'omonimo contest ed evento a Calenzano (FI), per domenica 25 novembre. E cominciate a pensare al "Burlesque". In versione doll. Qualsiasi bambola può essere o diventare burlesque. Provate solo ad essere creativi come sappiate che siete, inventivi, sottili, ironici, onirici, e condividete quanto più possibile qsto bellissimo artwork di Emma Gilardi. (Regolamento del contest disponibile a breve)



mercoledì 19 ottobre 2011

Hanging and waiting


A dress form is not the dress nor the person nor a body. It can be, however, a way to evoke the three of them. So you don’t know which doll dress will fit which doll, but you can see a doll body, sewn in its details, sculpted to portray without being a portrait, curvy and sexy and ever softer than the real doll’s. A dress form is in fact kinda patient placeholder, an incomplete secret between you and the couturier, an excuse to accept and love other forms of incompleteness as well.
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Una forma per abiti non è il vestito, né la persona, né il corpo. Può essere però un modo per evocarli tutti e tre. Così, non è dato sapere quale vestito di bambola starà a quale bambola, ma si può vedere un corpo di bambola, cucito nei dettagli, scolpito per ritrarre senza essere un ritratto, curvilineo e sexy e addirittura più morbido di qllo della bambola vera. Una forma per abiti è infatti una specie di paziente segnaposto, un segreto incompleto tra te e il sarto. Una scusa per accettare e amare anche altre incompletezze.

ph: Fashion Royalty dress form by crazydolls/flickr

domenica 28 agosto 2011

b-sided, multifaceted B.

Barbie’s new spot, featuring a red carpet scene and intended to emphasizing the “cool factor” ot the doll, is an actual epitome of all expected celebrity life ingredients. Including an obvious “B-side” walk (Pippa factor). I’m therefore waiting for the humorous and playful development of the message after reading how Jenny Watson, Senior Marketing Manager at Mattel, explains: “This campaign was designed to communicate Barbie’s appeal and popularity to girls and mums in a new way. The Barbie brand is fashionable and credible but also humorous and playful. The new campaign brings to life all elements of the brand to remind people of Barbie’s status as a fashion icon.” I’d like to see some other status anyway. BTW, in the creative team a proud bit of Italy, with Magia2000’s Mario Paglino styling the doll for the shooting. Let’s wait and see.


Il nuovo spot di Barbie, che rappresenta una scena da tappeto rosso ed è inteso ad enfatizzare il “cool factor” della doll, è una reale epitome di tutti gli ingredienti topici della vita di una celebrità, inclusa un’ovvia camminata a favore di “lato b” (fattore Pippa). Attendo pertanto gli sviluppi spiritosi e giocosi del messaggio dopo aver letto la dichiarazione di Jenny Watson, Senior Marketing Manager Mattel: “Qsta campagna è stata progettata per comunicare alle bambine e alle mamme l’attrattività di Barbie e la sua popolarità in un modo nuovo. Il marchio Barbie è chic e credibile, ma anche spiritoso e giocoso. La nuova campagna dà vita a tutti gli elementi del marchio per ricordare al pubblico che Barbie ha lo status di icona della moda.” Io cmq vorrei vedere anche altri status. Si segnala che nel team creativo c’è un orgoglioso pezzettino di Italia, con Mario Paglino di Magia2000 come stylist della bambola per le riprese. Aspettiamo, vedremo.

mercoledì 24 agosto 2011

Multiplied diva


I’m not even sure, but I tend to say these are dolls – Barbies, in case - displayed in a kinda colourful mise en abîme, which is multiplying the same pose in chromatic variations. Serial divas? How can you be a diva if you are serial? This image by Dietmar Spolert seems to genially capture such ambiguity.
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Non ne sono nemmeno sicura, ma propendo per dire che siano bambole – delle Barbie, nel caso – esposte in una specie di mise en abîme, che moltiplica la stessa posa in variazioni cromatiche. Dive seriali? Come puoi essere una diva se sei seriale? Qst’immagine di Dietmar Spolert sembra catturare con genio tale ambiguità.

ph courtesy of Dietmar Spolert

sabato 20 agosto 2011

Persisting Princesses


Cinderella, Aurora, Pocahontas, Belle, Tiana… We know them from Disney movies and even before (for some of them, at least) from the most famous fairytales. We played with them as dolls**. We now meet them on imaginary Vogue covers thru Dante Tyler’s artwork. Interesting - why? Because the princess myth is persisting. Because a fictional character or a toy or a fashion icon or an instant celebrity share many mechanisms of image building, visual and gesture and attitude communication.

** the sentence is generic and a bit rhetorical, as I’m not so interested in princesses nor did I play with such dolls, anyway...


Cenerentola, Aurora, Pocahontas, Bella, Tiana… le conosciamo dai filmoni Disney e anche da prima (alcune di loro, almeno) dalle favole più famose. Ci abbiamo giocato, con loro come bambole**. Le incontriamo ora su immaginarie copertine di Vogue tramite l’opera grafica di Dante Tyler. Interessante – perché? Perché il mito della principessa è persistente. Perché un personaggio di fantasia o un giocattolo o un’icona della moda o una celebrity istantanea hanno in comune molti meccanismi di costruzione dell’immagine, di comunicazione visiva, gestuale e di atteggiamento.

** la frase è generica e un po’ retorica, io veramente non amerei il genere principessa né ci ho giocato, ma tant’è...

domenica 10 ottobre 2010

Elevation


Against combing dolls meant as the most unuseful way to spend one’s time, I want (you) to stop before this stunning - kinda twisted and so vertical – platinum doll hairstyle by Simone Dell’Erba aka METADOLLS. He’s an Italian OOAKer with a particular talent and twist not only in exaggerating shapes, hyperdecorated styles and colorful visions, but also let me say in doll architecture. Not so frequently are seen such original, essential and spectacular updos, not even in official i.e. human-scale fashion shows. It somehow elevates amazement.
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Contro il pettinare le bambole inteso come il più inutile dei modi di passare il tempo, vorrei farvi/potermi fermare davanti a qsta sbalorditiva - avvitata e così verticale – acconciatura platino per bambole di Simone Dell’Erba ovvero METADOLLS. Lui è un creatore italiano di OOAK con un talento e un particolare svirgolìo non solo per le forme esageranti e i modelli iperdecorati e le visioni colorate, ma proprio per l’architettura delle bambole. Non è che si vedano tanto spesso delle pettinature raccolte così originali, essenziali e spettacolari, nemmeno nelle sfilate di moda vere in scala umana. Direi che eleva lo stupore.

martedì 21 settembre 2010

On her knees


I love metamorphoseis, and this is a wonderful one: an inflatable-doll-shoe by Israeli fashion designer Kobi Levi. It looks like a Barbie-legged pair of heeled peep-toe pumps, a sculpture made of ultra-fine leather, something between doll and object… plus a number of personal suggestions and implications. And exactly exploring the border between doll and object will be the theme for the next contest by our Doll Collectors’ Club Italia, taking place on November 28 in Calenzano, near Florence. Contest name: METAMORFOSI. Logo: see below. Rules and Regulations: coming soon on this blog and on Slideshare. Expectations: very vibrant!
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Amo le metamorfosi, e qsta è una meravigliosa: una scarpa-bambola-gonfiabile opera dello stilista israeliano Kobi Levi. Sembra un paio di décolletées spuntate e taccute ma con gambe di Barbie, una scultura di pelle finissima, qualcosa a metà tra bambola e oggetto… con in più numerose personali suggestioni ed implicazioni. Ed esattamente esplorare il confine tra bambola e oggetto sarà il tema del prossimo contest organizzato dal nostro Doll Collectors’ Club Italia, il 28 Novembre a Calenzano (FI). Nome del contest: METAMORFOSI. Logo: v. qui sotto. Regolamento: a breve su qsto blog e su Slideshare. Aspettative: vibranti!



Thx FBF!

sabato 8 maggio 2010

Playing with themselves


The original Twiggy is playing with herself as a doll, i.e. Mattel Twiggy, a 1967 doll issued to celebrate the British fashion icon. This is not the first celebrity doll ever, but one of the most loved and best edited vintage pieces of that kind. Many many other portrait dolls existed and will exist, a fortiori thanks to the practice of creating one-of-a-kind dolls. This phenomenon is actually a sort of real popularity index for celebrities and C: “have you got a portrait doll? Ok, you are someone”. But what intrigues me here is something else, and namely the feeling of having a 1:6 personal clone to interact with. The “mini-me” trend is well reported in the fashion doll collectors community and might be even more interesting than the celebrity doll marketing itself, performed by both doll companies and doll artists.
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La Twiggy originale gioca con se stessa in versione bambola, cioè Twiggy della Mattel, una bambola del 1967 realizzata per celebrare l’icona fashion britannica. Non è qsta la prima celebrity doll in assoluto, ma certo una delle più amate edizioni di vintage dolls del genere. Molte, molte altre bambole-ritratto sono esistite ed esisteranno, tanto più grazie alla pratica di crearne di one-of-a-kind. Anzi, il fenomeno funziona come una sorta di vero indice di popolarità per celebrità & C. “Hai una bambola che ti raffigura? OK, conti qualcosa.” Ma quel che m’intriga qui è qualcos’altro, è cioè la sensazione di avere un clone personale in scala 1:6 con cui interagire. La tendenza delle “mini-me” è ben attestata nella community dei collezionisti di bambole e potrebbe essere perfino più interessante che il marketing stesso delle celebrity doll, espresso sia dalle aziende produttrici di bambole sia dai creativi indipendenti noti come doll artists.

Want a Twiggy vintage doll?
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